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A cura di
Matteo Leonelli
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13/04/2007 10:58
SCONTRI IN VIA SARPI

I registi occulti che guidano la sommossa

Il sospetto dei vigili: abbiamo avuto la netta sensazione che ci stessero aspettando. De Corato: "Tutte quelle bandiere e quei megafoni da dove sono saltati fuori?"

GLI SCONTRI A CHINATOWN Milano, 13 aprile 2007 - INCIDENTI premeditati? È quanto sospettano i vigili urbani: «C’era tante gente che riprendeva con le telecamere. Abbiamo avuto la netta sensazione che ci stessero aspettando». Lo stesso De Corato osserva: «Non mi pare una cosa spontanea che 400 persone si possano radunare in quel modo nel giro di qualche minuto». E aggiunge: «E poi tutte quelle bandiere e quegli striscioni con i megafoni da dove sono saltati fuori così in fretta?». Sospetti che il console cinese Limin Zhang respinge con sdegno: «Smentisco nel modo più categorico un’ipotesi simile. Nella protesta di oggi c’era solo rabbia, ma nessuna premeditazione». E in effetti di rabbia da parte della comunità cinese se ne è vista molta. A cominciare dagli slogan («Basta razzismo e repressione»; «Più sicurezza, meno violenza»; «Chiediamo il diritto del commercio»), scritti in un italiano sgrammaticato, ma sicuramente efficace. E sono spuntate anche le bandiere rosse delle Repubblica popolare cinese. Tante bandiere rosse con stellette gialle sventolate e issate sui semafori. «La tenevo in negozio - dice Zhu, 20 anni, nato e cresciuto a Milano - senza mai tirarla fuori. Quando ci siamo trovati in strada io l'ho portata e ho visto che tanti altri avevano fatto come me».

IN PIAZZA, DUNQUE, tante bandiere e tanti giovani cinesi di terza generazione. Ma pochi italiani. I residenti del quartiere, ormai minoritari e sempre più insofferenti, non si sono fatti nemmeno vedere nella giornata di protesta. Uno ci ha provato e ci è mancato poco che lo linciassero. Così i cinesi hanno sfogato di fronte alle molte telecamere e ai taccuini dei cronisti tutta la loro rabbia. «Da mesi veniamo multati per i carrelli a mano con i quali trasportiamo la merce - dicono i giovani in piazza - e i vigili ci sequestrano anche le biciclette, se sui cestelli c'è qualcosa. Questa e' repressione ingiustificata, noi lavoriamo, i negozi li abbiamo comprati o affittati, li paghiamo regolarmente e abbiamo tutte le licenze necessarie. Se ci vogliono cacciare, che lo dicano chiaramente».

NEGLI ANNI A MILANO la comunità cinese, anche limitatamente ai dati ufficiali ritenuti da molti sottostimati, ha fatto registrare una crescita esponenziale: 500 i residenti nel 1986, 5.700 nel 1996, oltre 11mila nel 2004. Ma forte è l'immigrazione clandestina e diverse fonti sottolineano la ridottissima mortalità ufficiale, l'assenza di funerali visibili. Da qui la leggenda metropolitana che i deceduti non vengano denunciati, per riutilizzare i documenti e le identità dei morti per i nuovi arrivati. «In realtà noi a Milano vogliamo vivere, lavorare e crescere i nostri figli - dice Ruowei Bu, la donna cinese all’origine dei tafferugli -. Non abbiamo mai fatto nulla, non siamo delinquenti, non ci meritavamo questo trattamento».

di Marco Ruggiero

 

FOTO DEL GIORNO

IL RICORDO

Il 22 maggio va in scena al Teatro Nuovo "Si fa per ridere", una serata dedicata al grande Gino Bramieri. Inoltre dal 7 al 21 maggio verrà allestita nel teatro una mostra fotografica per ricordare il comico milanese