Gorgonzola (Milano), 15 luglio 2016 - Se ti chiami Gullit non puoi che essere milanista. Soprattutto, non puoi che far gol. Nel nome del padre, che ha scelto di chiamarti così in onore dell’olandese che infiammava i cuori dei tifosi rossoneri. Nel nome di un talento lampante. Già, lampante: perché il passo, anzi il cambio di passo, è di quelli che ti lascia a bocca aperta. Dal caldo di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, al freddo di Palazzolo sull’Oglio, in provincia di Brescia, all’età di un anno. Poi, invece, la musica è sempre la stessa: gol. Dieci anni di settore giovanile dell’Atalanta, del resto, non sono un caso per Gullit Asante Okyere: "E pensare che ora incrocerò nuovamente i colori nerazzurri, nella prima amichevole stagionale in maglia Giana (giovedì 21 a Rovetta, fischio d’inizio alle 16.30). Sarà un’emozione, non pensavo di giocare ancora a questi livelli anche se in realtà ci speravo: dopo aver segnato ventidue gol in serie D con la Grumellese, infatti, un lumicino di speranza c’era ancora". Un passato, quello nelle giovanili della Dea, con compagni illustri: «Manolo Gabbiadini? Facevamo il percorso insieme con il pullman. Ha sempre parlato poco badando soprattutto ai fatti. Simone Zaza? Ho giocato qualche partita in coppia con lui, mi trovavo molto bene. Giacomo Bonaventura? In allenamento si vedeva chiaramente che si trattava di un predestinato».

Per Gullit, invece, tanti anni nei dilettanti dopo la parentesi in C2 con il Caravaggio. I cronisti locali ne annunciavano il nome con voce squillante, le squadre di provincia se lo contendevano ogni estate. Per forza: 33 reti in due anni di Eccellenza a Palazzolo, venticinque nella stagione trascorsa in maglia ScanzoPedrengo, venticinque nel biennio con la Grumellese valso la serie D. "Devo ringraziare tutte le società del mio passato, sembra retorica ma ognuna di queste piazze mi ha lasciato qualcosa di importante". Benvoluto da tutti, sorriso contagioso e nel contempo parlata quieta, accento orobico-bresciano, sguardo che sa passare in un amen dal pacifico al combattivo.

Proprio come in campo: impermeabile alle randellate, prima o poi si accende e scappa via. Parole? Numeri piuttosto, citati in precedenza. Per non parlare della stagione appena alle spalle: in serie D da matricola, dopo un’estate complicata a livello societario, 22 centri: "Sono passato da seconda a prima punta, avevo alle spalle una squadra che in pratica giocava per me ed è andata bene. Ma non importa il ruolo, contano soprattutto l’impegno e la compattezza. Darò tutto, ho avuto modo di iniziare a conoscere l’ambiente Giana e devo dire che le prime impressioni sono ottime". La potenziale coppia con Sasà Bruno profuma di scommessa intrigante, ma lui si schernisce: "Mi metto a totalmente a disposizione di Cesare Albè, non m’importa dove giocherò e con chi, non conta quanto starò in campo né con quale modulo di gioco ci schiereremo. La Giana viene prima di tutto, del singolo, dei numeri: di tutto". Forte e chiaro. La seconda occasione, per il 28enne Gullit, è ora reale e lì da raggiungere. E con quel passo…