Cassina de’ Pecchi (Milano), 2 luglio 2016 - Nuovo incontro fiume al ministero sui 219 esuberi di Nokia. Cassintegrazione per un anno e incentivi all’esodo, l’azienda apre alla buonuscita, ma senza quantificare a quanto ammonterebbe, dopo aver congelato la dieta unilaterale calata sulla testa dei lavoratori a inizio aprile. Si fa strada, insomma, una prospettiva.

Si entrerà nel dettaglio il 14 luglio, quando lavoratori, sindacati e manager si rincontreranno a Roma per la quinta volta in due mesi. Alla ricerca di una soluzione condivisa alla nuova ondata di tagli prospettata dalla multinazionale dopo la fusione con Alcatel. La trattativa al Mise è seguita passo dopo passo direttamente dal ministro Carlo Calenda, disposto anche a volare nella casa madre, nel grande Nord, pur di mettere la vertenza sul binario giusto. Alcuni punti fermi ci sono: il primo è che la nuova legge sugli ammortizzatori prescrive che non sfocino in licenziamenti: "Tornano cioè alla loro funzione, di aiuto in fase critica, che poi si risolve - spiega Pino Bergamaschi, delegato di Nokia Cassina -. Abbiamo ribadito la nostra richiesta: ritirino il piano che penalizza di nuovo le maestranze. Nella sede cittadina dopo i 110 tagli di un anno e mezzo fa, perderemmo un altro 25% di personale (100 su 400)".

E cento, secondo i calcoli aziendali, sarebbero di troppo anche in Brianza, 9 nelle altre sedi italiane. Sarà battaglia anche sull’integrazione dell’indennità di cassa, mille euro lordi, che devono salire in media al doppio, al valore cioè degli stipendi-tipo Nokia. Fim, Fiom e Uilm vogliono vedere il piano industriale. Il rischio, se non ci sarà chiarezza sulla visione di lunga gettata, è che dopo una prima mobilità volontaria nel 2017 – la dirigenza vuole alleggerire entro un anno e mezzo – si apra un’altra procedura. "Per questo servono dati certi", sottolineano i sindacati di ritorno da Roma. "Servono investimenti oltre a quelli derivanti dalle sovvenzioni regionali per la ricerca - aggiungono gli operai - ci sono reparti che non erano mai stati toccati prima d’ora e che adesso si trovano coinvolti. Si tratta di settori-chiave. All’interno ci sono risorse importanti che vanno valorizzate". Il ministero ha chiesto anche che l’intero piano sia diluito nel tempo, oltre i termini indicati dalla multinazionale "per non perdere competitività sul mercato". Qui sta la giustificazione addotta per la contrazione di personale, respinta su tutta la linea dai dipendenti. "Un film già visto troppe volte", dicono tecnici e operai in bilico.