Vimodrone (Milano), 24 ottobre 2017 - "Sono tornato alla grigliata dopo essere andato a prendere delle birre e ho trovato la vedova di Pino Nista che piangeva perché Colantuoni le aveva detto che era stato lui a uccidere suo marito per 100mila euro». Sembrava soltanto una frase di cattivo gusto pronunciata da un ubriaco e che aveva mandato all’aria il gioioso ritrovo tra amici. Ma pochi giorni dopo, nel luglio 2016, come ha ricordato ieri al processo l’organizzatore della grigliata (che allora stava frequentando la donna in lacrime), le manette erano scattate per Emilio Colantuoni, carrozziere 56enne di Paullo, arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Monza su ordine di custodia cautelare del tribunale monzese perché ritenuto responsabile della morte di Giuseppe Nista, 44enne di Melzo, titolare di uno sfasciacarrozze a Segrate, ucciso a colpi di pistola sulla sua Bmw da due uomini in sella a uno scooter la mattina del 10 maggio 2012 a Vimodrone.

Ora Colantuoni è imputato di omicidio volontario premeditato e porto abusivo di arma da fuoco davanti alla Corte di Assise di Monza. Un processo indiziario per un omicidio rimasto senza un movente. Giuseppe Nista era fratello di Domenico Nista (arrestato nel 2007 e diventato collaboratore di giustizia nel 2010 quando aveva iniziato a raccontare nomi, cognomi e dettagli delle infiltrazioni ‘ndranghetiste al Nord) e con qualche precedente penale per spaccio di stupefacenti. «Il nostro primo pensiero fu che poteva essere quello il movente», ha detto ieri in aula la figlia di Giuseppe Nista.

Contro Colantuoni il Dna estratto da un casco da motociclista abbandonato, i tracciati telefonici (che lo avrebbero posto sul luogo e all’orario del delitto) e l’intercettazione di una conversazione che il presunto killer ha fatto in auto con l’ex moglie, chiarendo alcune circostanze e dettagli dell’omicidio. La vedova di Nista è parte civile al processo ma ieri non si è presentata a testimoniare e tornerà il 6 novembre accompagnata dai carabinieri.