Trezzo sull'Adda (Milano), 2 febbraio 2018 - Parco Adda Nord commissariato,  dal Tar l’uno a zero per il Pirellone: respinta la sospensiva sul commissariamento richiesta dai Comuni. Ora si va nel merito. Ma con i tempi lunghi della giustizia amministrativa: e un eventuale pronunciamento, quale che sia, potrebbe arrivare paradossalmente a commissariamento già scaduto. Il pronunciamento del Tar Lombardia è stato ufficializzato nei giorni scorsi. I sindaci, un folto gruppo per lo più di area centrosinistra, ed espressione dell’intero bacino territoriale del Parco Adda Nord, avevano impugnato nei tempi la delibera della giunta regionale che, nello scorso ottobre, ha rimosso il Consiglio di gestione del Parco e insediato il commissario Giovanni Bolis, in carica dodici mesi.

La decisione della Regione, e in particolare dell’assessore ai Parchi Claudia Terzi, era arrivata al termine dei mesi difficili dell’ispezione, del fascicolo inviato alla Procura e degli avvisi di garanzia per reati assortiti arrivati all’ex direttore dell’ente Giuseppe Minei e ai funzionari Alex Bani e Francesca Moroni. Il ricorso dei sindaci, e fra questi del sindaco di Cassano d’Adda Roberto Maviglia, chiedeva la sospensiva in vista d’annullamento di un commissariamento definito allora un «colpo di mano». «Ricorrano pure – aveva commentato aspramente la Terzi – Renderanno conto alle comunità che amministrano dei denari spesi per impugnare un atto di trasparenza e legalità». L’altro giorno dunque il primo pronunciamento sulla sospensiva, non accordata. Ora? «Ora si andrà nel merito – poche parole da parte del sindaco Roberto Maviglia – Restiamo persuasi delle motivazioni che ci hanno indotto al ricorso».

Nel frattempo poco di visibile di muove dopo la turbolenta assemblea d’esordio del commissario, che si era conclusa con l’abbandono dell’aula di molti primi cittadini. E mentre il Parco è alla paralisi, si attende l’esito della vicenda giudiziaria. Sul piatto accuse di truffa, turbativa d’asta, false attestazioni e abuso d’ufficio. Fra le questioni emerse, le presunte irregolarità nell’assunzione al Parco della Moroni e il famoso call center turistico finanziato per 37mila euro e mai attivato. La commissione regionale d’inchiesta, a cura dell’Agenzia regionale Anticorruzione, era entrata in azione due anni fa, a seguito dell’esposto di due consiglieri del Consiglio di gestione del Parco, in quota Lega Nord.