Trezzo sull'Adda (Milano), 29 dicembre 2017 - La nuova caserma è un guscio vuoto. A un anno dalla fine lavori, a quattro mesi dalla consegna all’Arma, la stazione carabinieri è ancora nella vecchia sede di via Medici. I cittadini mugugnano e l’opposizione attacca: «Era meglio il low profile, anziché strombazzare che le cose erano tutte a posto. La giunta ha il proclama facile», dice Carlo Sironi, capogruppo di Tutti per Trezzo. E sulla palazzina di via Nenni scoppia un’altra bufera. 

A dicembre 2016 l’amministrazione decise di celebrare l’agognata chiusura del cantiere, dopo sette anni di vicissitudini giudiziarie, che hanno dilatato i tempi, catapultando l’opera fra le 864 incompiute di Italia. Lo sprint conclusivo era stato motivo di orgoglio per la giunta di centrodestra, che ha sempre contestato ai predecessori non il progetto in sé, ma la sua gestione. Ora, pare che manchino pochi dettagli, il trasloco dovrebbe essere imminente, ma il condizionale, a questo punto, è d’obbligo. «La logistica di queste operazioni è complessa - aggiunge Diego Torri, consigliere di minoranza (Tutti per Trezzo) - bisognerebbe evitare di fare propaganda su questioni delicate come la sicurezza».

Nessuno, insomma, ce l’ha con i militari, ma con il metodo adottato in Comune. Che ha più volte espresso il proprio punto di vista respingendo al mittente ogni addebito. «Gli attacchi al nostro indirizzo nascondono gli errori della sinistra sul progetto, a cominciare dall’ubicazione». Via Nenni a due passi dalle scuole, a ridosso del centro. Troppo tardi per rimediare, ovviamente. I lavori, cominciati nove anni fa, sono serviti a realizzare un edificio di milleseicento metri. Due piani fuori terra, un seminterrato e un tetto con il fotovoltaico per alimentare l’intero complesso. All’interno, gli alloggi di servizio, gli uffici di marescialli e brigadieri, la guardiola, la camera di sicurezza. Insomma, tutto quel che serve per presidiare efficacemente il territorio. I costi sono lievitati per colpa di «vizi occulti», così ha sempre spiegato l’amministrazione, tubi non collegati, caldaie da rivedere, «tutti certificati», come richiesto dall’opposizione. «Il nostro compito è vigilare e noi vigiliamo - sottolinea Torri - La caserma è deserta, non possiamo farne mistero».

Il quartiere, che aspettava le pattuglie, è deluso. «I cittadini ci chiedono quando arriveranno i carabinieri. Leggendo le veline di Palazzo sembrava un gioco da ragazzi e, invece, non è così», insiste Sironi. A sbloccare la pratica, nel gennaio 2016, era stata la scelta del Comune di investire un milione per chiudere la partita, una volta per tutte. Le cause incrociate con e fra le ditte costruttrici avevano quasi fatto perdere la speranza. Poi c’era stato l’annuncio in aula del vicesindaco Massimo Colombo «Finiremo in un anno». La stazione adesso c’è, ma mancano gli uomini.