Liscate (Milano), 2 gennaio 2018 - La manifestazione di interesse a giorni, il bando entro gennaio. E se tutto andrà bene, la posa della prima pietra a maggio, e il taglio del nastro per l’anno scolastico 1919-1920. Imprese a raccolta per accaparrarsi il cantierone della futura scuola media di Liscate, la prima per il paese, corredata da un auditorium da 130 posti, da una palestra e da altri servizi per la cittadinanza. La prima scuola italiana realizzata con procedura Bim e con il Politecnico di Milano a capitanare una cordata di esperti e una progettazione che ha consentito di abbreviare tempi e adottare tecnologie e architettura innovative.

«Sarà una scuola verde», con vetrate e uso massiccio del legno, una struttura leggera e tecnologie per il risparmio energetico a profusione. 4 milioni e 800 mila euro l’importo dell’opera, quasi 1600 euro al metro quadrato. Il sindaco Alberto Fulgione, che intravede la fine del mandato, vuole portare a termine il suo progetto fiore all’occhiello. «Tempi lunghi, ma l’opera è rilevante - spiega - . Inizialmente avevamo aderito a un bando dell’Inail per i finanziamenti, ma c’erano procedure che ci hanno indotto a cambiare rotta. Procediamo dunque con un mutuo e un avanzo di amministrazione degli anni scorsi. Anche perché ci sono due cantieri incrociati».

La scuola sorgerà dove ora vi sono due campi da allenamento dacalcio. In fase d’appalto si procederà anche al rifacimento dei campi, in un’area contigua. Per gli alunni di Liscate un altro anno scolastico almeno nella scuola media Mascagni di Melzo. «Ma l’anno dopo dovremno essere pronti. Le proiezioni ci dicono che una scuola media in paese ormai non è più differibile. Io ripeto quello che ho già detto in molte situazioni. Da promotore di una Unione dei Comuni sono per la gestione condivisa del maggior numero di servizi possibile. Ma per la scuola ho opinione diversa, reputo che sia opportuno che gli alunni frequentino una scuola in paese, sviluppa il senso di appartenenza. Oltre al fatto che i giovani liscatesi non dovranno più fare i pendolari».