Pioltello (Milano), 8 gennaio 2018 - Le ha bruciato metà casa, dopo essersi nascosto nel sottotetto, in un condominio a Pioltello, dove fino a inizio dicembre abitavano insieme. Ora suo marito è in carcere con l’accusa di maltrattamenti e tentato incendio e lei, la moglie vessata per 15 anni, lancia un appello alle donne che subiscono violenza: "Quando hai un mostro vicino, sei devastata dalla paura, non riesci a scegliere, è come se qualcosa, giorno dopo giorno, ti morisse dentro. Sogni, aspirazioni, ambizioni diventano parole prive di significato. Sei paralizzata. Denunciate subito, non aspettate: serve solo a rischiare la vita". È la storia di un matrimonio accidentato, fatto di botte e insulti, dal quale sono nati tre figli, oggi di 16, 13 e 7 anni. "Si sono salvati per miracolo, la più grande è passata in salotto prima che una lingua di fuoco lo invadesse. Il rogo ha danneggiato anche il pianerottolo e la casa dei vicini".

Il racconto drammatico arriva alla fine di una escalation nera. "I carabinieri di Cassano e la procura di Milano ci hanno salvato la vita. Ci hanno tenuti d’occhio, fino alla sua cattura. Me, i miei figli, i nostri parenti più stretti, che lui ha sempre minacciato. Ora ho paura che esca, ma ho fiducia nella giustizia: sono convinta che la legge e gli uomini incaricati di farla rispettare, ci aiuteranno a rinascere". L’impiegata ricorda solo soprusi. "I guai sono cominciati cinque mesi dopo le nozze. Non sapevo che lui avesse un passato di denunce per molestie nei confronti di altre donne".
Perché non l’ha lasciato prima? "Quando si ha a che fare con un malato, si è terrorizzati. Non si riesce a reagire, a emanciparsi. Poi ho visto la paura negli occhi dei miei ragazzi e ho preso il coraggio a quattro mani. Senza l’aiuto dei carabinieri, però, non ce l’avrei mai fatta, hanno vegliato su di noi notte e giorno".

Il lavoro è stato un punto essenziale per uscirne. "Senza il mio stipendio sarei impazzita e noi saremmo finiti in mezzo alla strada". A lui era stato proposto di curarsi "ma ha sempre fatto finta di niente. Invece, ha bisogno di uno psichiatra". La situazione è degenerata un mese fa. "Abbiamo scoperto debiti che mio marito aveva accumulato senza che nessuno se ne accorgesse".

Se ne è andato, ma ha continuato a perseguitare figli, consorte e congiunti. "Ci chiudevamo in cucina, muti, per timore che ci sorvegliasse". Poi, ha provato a scardinare la serratura del loro appartamento per entrare, finché, sfuggendo a un controllo, ha trascinato una tanica di benzina sullo zerbino e ha appiccato il fuoco. "Diceva che voleva suicidarsi, ma il suo intento era farci del male, come sempre". Le pattuglie hanno messo fine alla sua latitanza. L’aguzzino, adesso, è a San Vittore.