Pioltello, bomba in un palazzo. Le vittime confermano: "Hanno fatto esplodere casa"

Le dichiarazioni in un incidente probatorio chiesto per 'cristallizzare' la prova in vista di un eventuale processo

I carabinieri davanti alla palazzina di via Dante

I carabinieri davanti alla palazzina di via Dante

Pioltello (Milano), 13 novembre 2017 - Lo scorso 10 ottobre, a Pioltello, è esplosa una palazzina. Marito e moglie ecuadoriani che vivevano proprio in quella casa hanno confermato nel corso di un incidente probatorio che l'autore dell'attentato è Roberto Manno, il 25enne appartenente alla famiglia di 'ndrangheta radicata nella cittadina alle porte di Milano. L'incidente probatorio è stato chiesto dai pm della Dda Ilda Boccassini e Paolo Storari per 'cristallizzare' la prova in vista di un eventuale processo dal momento che i coniugi hanno deciso di tornare in Ecuador per il timore di nuovi agguati.

La bomba sarebbe stata fatta esplodere , secondo l'inchiesta che ha portato in carcere una settimana fa Manno, per punire la famiglia ecuadoriana e, in particolare, il padre, del debito coi Manno contratto dal figlio non in grado di pagare una somma di 32mila euro a fronte di un prestito usurario di 20mila ricevuto nel marzo scorso. Il giovane, che aveva chiesto il denaro per far fronte ai guai finanziari derivati dalla sua attivita' di impresario di artisti sudamericani, non e' invece stato convocato dalla Procura all'incidente probatorio che si e' svolto sabato ed e' durato circa tre ore davanti al gip Paolo Guidi. Nel corso del confronto, a quanto si e' appreso, le vittime avrebbero detto di essere state minacciate prima dell'agguato non da Roberto Manno ma da Manuel Manno, cugino del giovane arrestato. Hanno tutttavia ribadito che autore dell'ultimatum poche ore prima dell'attentato sarebbe stato Roberto. "Se non paga il figlio paga il padre - queste le parole che avrebbe pronunciato il giovane Manno, difeso dall'avvocato Mirko Perlino - e vedrai quello che ti succedera' lunedi'".

Le accuse contestate a Roberto Manno sono di detenzione di materiale esplodente, estorsione e usura, aggravati in quanto commessi con modalita' mafiose. L'atto intimidatorio, "diretto in modo non equivoco a farsi consegnare la somma di 32mila euro", era arrivato un'ora e venti minuti dalla scadenza imposta per la consegna dei soldi. Il giovane e' accusato anche, tra le altre cose, di un pestaggio a colpi di spranga ai danni di un un uomo che aveva con lui un debito di droga.