Cernusco sul Naviglio (Milano), 20 dicembre 2016 - Restano in carcere Mario Marcone e Fabrizio Antonazzo, accusati il primo di essere l’assassino di Gabriella Fabbiano e il secondo, suo amico, di aver taciuto una volta appreso del delitto. Al termine degli interrogatori di garanzia, il giudice per le indagini preliminari Anna Magelli ha confermato la misura cautelare in carcere per i due indagati, non convalidando tuttavia il fermo in assenza di pericolo di fuga. Una versione più completa quella fornita davanti al gip da Marcone, il compagno 42enne della vittima. Il netturbino di Pioltello reoconfesso ha ammesso di aver agito in preda alla rabbia, per gelosia.

Avrebbe ucciso Gabriella Fabbiano nel sonno, con un colpo di pistola, al termine di una serata di lite violenta. Lite fra amanti, corredata di minacce reciproche e di dettagli in cronaca, come la sottrazione reciproca dei telefoni cellulari, per tenersi sotto controllo a vicenda. Poi l’omicidio, con la piccola pistola che il netturbino ha detto di essersi procurato da solo, qualche tempo prima. Gabriella addormentata nel letto, il colpo sparato dietro l’orecchio. Quindi il panico.

E qui sarebbe entrato in scena il cernuschese Antonazzo, conterraneo (anche lui originario di San Severo, in Puglia) e amico di Marcone. A sua volta, in un primo tempo, il complice ha fornito una versione parziale e confusa. Ammettendo di essere stato avvertito dall’amico di quanto era accaduto. «Ma io non ci volevo credere», avrebbe detto il 52enne invalido. Poi il trasporto di Gabriella alla cava Merlini, forse da parte del solo Marcone, e il tentativo di far sparire il corpo appesantendolo con i blocchi di cemento, assicurati con i nastri da tapparella al sacco di plastica, dove era avvolto il cadavere della donna .

Solo in queste ore, secondo il legale Matilde Sansalone, fa capolino nel netturbino, già condannato per il tentato omicidio dell’ex moglie, la consapevolezza del delitto compiuto. Delitto che, dall’avvocato, viene definito «un black out in una vita normale». Gabriella, separata e madre di tre figli, è stata uccisa la sera tra il 29 e 30 novembre scorsi. Il suo corpo, avvolto nel cellophane e vestito del solo pigiama, è rimerso il pomeriggio del 5 dicembre dalle acque della cava in cui era stato gettato. Ad avvistarlo il proprietario del giacimento alla periferia di Cernusco. L’operatore ecologico, dunque, avrebbe tenuto il cadavere in casa quattro giorni primi di sfarsene. Quanto all’arma del delitto ancora nessuna traccia. Marcone, indagato dal giorno successivo alla macabra scoperta, ha confessato l’omicidio la sera del 14 dicembre.