Cernusco sul Naviglio (Milano), 11 dicembre 2016 - "Io non c'entro nulla, non devo dire altro». È barricato in casa Mario Marcone, finora l’unico indagato per il delitto della donna del lago. Gabriella Fabbiano era stata ritrovata solo da quattro giorni quando lui dichiava in tivu: «L’ho saputo dieci, quindici giorni fa». Eppure il cadavere della 43enne è stato scoperto solo lunedì sera, avvolto nel cellophane, legato e zavorrato nel laghetto della cava di Cernusco. Marcone si confonde o mente?

Cercano la risposta i carabinieri della Compagnia di Cassano d’Adda che fanno capo ai pm Francesco Cajani e Alberto Nobili. Seguendo la pista passionale che mette Mario Marcone, tra le ultime frequentazioni della vittima, al centro dei riflettori per un precedente di peso: ha infatti scontato una condanna a due anni per lesioni e violenza privata dopo aver quasi investito l’ex moglie. Un netturbino violento, «uno che è meglio non dargli fastidio», come lo descrivono i vicini. Lui, dopo aver parlato con Quarto Grado, forse rendendosi conto di aver detto troppo, adesso si trincera dietro all’uscio, gridando solo la propria innocenza.

Se le indagini si sono allargate a una ventina di altre persone, a caccia anche di qualcuno che possa aver aiutato l’omicida a far sparire il corpo, Marcone sta al centro della scena anche per un comportamento che ha lasciato perplesso il fratello di Gabriella, Davide Fabbiano: «Ero all’obitorio per riconoscere la salma e me lo sono trovato lì. Ho saputo che era lui solo al momento di mostrare i documenti. Io ero convocato dalla Procura, ma lui? Era venuto a dire che con Gabriella era solo amico e che lei aveva brutte frequentazioni».