Cernusco sul Naviglio (Milano), 11 novembre 2017 - «Speriamo che trovino il colpevole». Maria è la zia di Nilde Caldarini, l’impiegata di Cernusco morta giovedì notte di spavento per colpa di un sasso che ha sfondato il parabrezza dell’auto sulla quale viaggiava. Scampata al «proiettile», finito ai suoi piedi nell’abitacolo della Opel Astra dove era con altri quattro amici, di ritorno da un incontro di preghiera nella Bergamasca, la 62enne, sotto choc, ha avuto un infarto. Ma sarà l’autopsia disposta dal pm di Milano Silvia Bonardi a confermarlo. Il giorno dopo la tragedia, che si è consumata alle 23.30 sulla Provinciale 121 Pobbiano-Cavenago, Cascina Besozzi, dove la vittima è nata e ancora viveva, è immersa in un’atmosfera irreale.

La solida normalità che regola l’esistenza negli appartamenti ricavati nella vecchia casa colonica, è sconvolta dalla processione di parenti e conoscenti. L’incredulità e il dolore sono stampati sui volti del marito, della figlia Jennifer, della sorella. Per loro parla don David Maria Riboldi, parroco di Santa Maria Assunta. «Stella, così Nilde era conosciuta da tutti, era sicuramente una donna di fede, come la sua famiglia, e si era stretta ancora di più alla preghiera dopo il lutto che l’aveva colpita con la morte del figlio».

«Nilde - racconta un volontario dell’oratorio - frequentava un gruppo nella provincia di Bergamo per via dell’amicizia con l’ex parroco, don Ettore, originario di Martinengo e animatore di questa e di altre attività religiose». Era dalla comunità Aga di Pontirolo Nuovo che “Stella” rincasava l’altra sera. Era stata a un icontro con i ragazzi che lottano per liberarsi dalla droga e che lei seguiva da anni. «Schiva, riservata, con un cuore grande così». Giovani e volontari non riescono a farsi una ragione di quel che è successo. «Me l’hanno detto stamattina, non posso credere che mia nipote non ci sia più. Quando ritornava dall’ufficio, si fermava sempre per un saluto», ricorda la zia fra le lacrime.

I carabinieriI di Cassano, che indagano, stanno passando al setaccio il quartiere dove sorge il terrapieno dal quale sarebbe stato scagliato il blocco di pietra, di un chilo e 200 grammi. Il sindaco Ermanno Zacchetti che «abbraccia i parenti», spera sia «fatta luce al più presto su questo fatto gravissimo». Pare che in via Merini, dove sorgono le palazzine a protezione delle quali, di recente, è stata costruita la barriera anti-rumore usata come postazione per aspettare il bersaglio, non ci siano mai state segnalazioni di capannelli fastidiosi, o altri problemi di sicurezza. «Nessuno si è lamentato», conferma l’ex primo cittadino, Eugenio Comincini.

«Spero che il responsabile si costituisca, assumendosi le proprie responsabilità», aggiunge. Un appello che potrebbe accorciare i tempi dell’inchiesta. Ieri, è stato aperto un fascicolo a carico di ignoti per morte in conseguenza di altro reato, ma l’imputazione potrebbe aggravarsi nelle prossime ore. Perché, se l’ipotesi dell’incidente resta nel ventaglio delle possibilità, sembra impossibile che il sasso sia volato da sola. O che sia piovuto sul tappetino dell’Agile, ai piedi di Nilde, terrorizzandola, per una serie sfortunata di eventi. Dietro, c’è una scelta.