Melzo (Milano), 27 settembre 2017 - Quadruplicamento ferroviario, per i frontalieri dei binari ultimi mesi per portare a casa risarcimenti: da dicembre fascicolo chiuso e borsellino anche. Scade allora il termine per il cosiddetto “avviso ad opponendum” che avrebbe consentito ai residenti, sino al ventesimo anno dalla firma degli accordi di programma, la possibilità di avanzare istanze per i danni subiti dalla grande opera. La giunta Fusè appena insediata mette mano ai faldoni: "A giorni un contatto con la Regione, per verificare lo stato delle istanze melzesi". È la zona di via Nievo e via Casanova, quella che ha pagato il tributo maggiore al quadruplicamento, realizzato dal 2003 al 2013 circa in una lunga stagione di cantieri e disagi.

La scadenza del termine per i risarcimenti non riguarda tuttavia i soli privati, ma anche i Comuni, che devono censire opere di mitigazione e infrastrutture a corredo per verificare idoneità o chiedere in zona Cesarini interventi. Regione Lombardia l’ente “collettore” delle istanze, Italfer il soggetto pagante. La società che fisicamente realizzò le opere, la De Lieto spa, è fallita da tempo, ma a garanzia di residenti e Comuni attraversati erano state accese numerose fideiussioni. Per quanto concerne Melzo, la vicenda passa nelle mani dell’assessorato alla Viabilità di Franco Guzzetti. Primo livello, le opere realizzate e cedute al Comune. "Primo, i sottopassaggi. Uno in particolare, quello di via Roma. Esisteva già prima del quadruplicamento, ma le imprese lo abbassarono, e non fecero bene dal momento che è stato cronico teatro di allagamenti. Stiamo ancora facendo valutazioni tecniche. Sul secondo sottopasso, il Vilafranca del Penedes, non vi sono invece rilievi". I residenti. "Mi appresto a contattare la Regione per verificare lo stato delle cause, non moltissime in verità. Vi sono dei casi in cui i residenti hanno chiesto risarcimenti e andavano comunque predisposti attestati del cambio di valore degli immobili, che il quadruplicamento ha portato a pochi metri dalle rotaie dell’alta velocità". In alcuni tratti furono realizzate barriere antirumore: "Non sono dunque le abitazioni prospicienti i binari quelle maggiormente afflitte da inquinamento acustico e vibrazioni. So per certo che sono aperte controversie di un paio di condomini e di residenti ai piani alti, che, non protetti da barriera alcuna, hanno dovuto e devono tollerare molti disagi".

Melzo fu uno dei pochi Comuni a scegliere il quadruplicamento in sede, dopo una lunga crociata contro l’ipotesi di una bretella e un partecipatissimo referendum. In sede anche a Vignate, il Comune maggiormente devastato, dove, prima dell’avvio delle opere, furono abbattute 25 abitazioni, ricostruite poi altrove. L’alta velocità corre invece fuori dai centri abitati a Cassano, Pozzuolo e Trecella. "Penso che in tutti i Comuni si stiano rispolverando i faldoni in vista della chiusura. Noi abbiamo i nostri problemi. Ma non siamo i soli".