Cernusco sul Naviglio (Milano), 16 dicembre 2016 - "Complicità nel trasporto di un cadavere? Si stenta a crederlo, non stava nemmeno in piedi". La piazza trasecola alla notizia dell’arresto del cinquantaduenne Fabrizio Antonazzo, pugliese trapiantato in Martesana. Un "toc del pan", un pezzo di pane, per chi lo vedeva ogni giorno seduto sulla fontana di piazza Matteotti. Spesso e volentieri con l’amico e compaesano Mario Marcone, ora in cella con lui per l’omicidio di Gabriella Fabbiano. Antonazzo, tecnico informatico piuttosto abile, viveva solo, era senza lavoro e con una un’invalidità parziale per un problema alle gambe che gli rendeva difficoltoso persino camminare. Era in carico ai servizi sociali del Comune. E da un mese circa la sua situazione di indigenza lo aveva portato ad avere un servizio di inserimento lavorativo pilotato dal municipio negli uffici della cooperativa che, in città, ha in appalto il Centro diurno disabili. Precisa ogni circostanza il sindaco Eugenio Comincini, "travolto" dalle notizie, ieri mattina.

"Ho verificato - spiega -, in effetti questo uomo era seguito per una situazione economica problematica e compromessa dal punto di vista sanitario. Da novembre aveva avuto accesso all’inserimento professionale facilitato e operava nella coop che assiste i disabili. Va precisato che non aveva mai avuto, né mai avrebbe avuto, contatti con il servizio e gli utenti. In ragione delle sue capacità con i computer, era stato assegnato alla parte tecnica e si era rivelato idoneo alla mansione". Un mago del pc, ribadiscono i conoscenti in centro. Tutti attoniti, o quasi. "Un pezzo di pane - dice più volte l’edicolante di piazza Matteotti -. Lo conoscevo bene, di vista, da anni. Un bonaccione. Non come l’altro". L’"altro" è Marcone, il netturbino pioltellese, testa calda e pregiudicato, ma legato ad Antonazzo da amicizia di vecchia data. Un legame da compaesani. "Si incontravano spesso e stavano ore là, seduti alla fontana, a parlare. Ogni tanto Antonazzo veniva a prendere il giornale, si chiacchierava. Qui non aveva nessun parente". Sempre fermo. "Girava in bicicletta, arrivava e si sedeva. Le gambe non gli funzionavano. Non si capisce come abbia fatto a trasportare un cadavere".

Gli arresti dell’altra sera, al termine di una settimana di indagini senza sosta, giorno e notte, a cavallo di tre Comuni, riportano un po’ di riflettori, e non graditi, su Cernusco. Dove tutto è iniziato, con il ritrovamento del corpo di Gabriella nella cava. Avvolta in un cellophane con tre pesi per ancorarla sul fondo del laghetto. "Non ci fa piacere, ma le cose stanno come stanno - dice Comincini -. Quell’uomo era come molti altri che hanno i requisiti per ottenere un aiuto dai servizi sociali. Non credo del resto sia un caso che situazioni così tragiche esplodano in contesti problematici, degradati, o comunque di grande povertà economica e culturale".