Cernusco Sul Naviglio (Milano), 9 gennaio 2018 - Due mesi fa la tragedia di Cernusco, il sasso lanciato contro l’auto di Nilde Caldarini, l’impiegata morta di paura, quando la pietra ha sfondato il parabrezza cadendo ai suoi piedi, sul tappetino. Non c’è ancora un colpevole, ma le indagini non si fermano. I carabinieri di Cassano aspettano che i Ris sciolgano la riserva sul Dna. Se la presenza di una traccia biologica sul masso di un chilo e due etti scagliato contro la macchina in corsa venisse confermata, avrebbero per le mani un «Ignoto 1». Cioè il profilo genetico del responsabile. Poi bisognerebbe rintracciarlo. Un lavoro certosino, difficile ma non impossibile, come quello fatto sin qui dagli investigatori.

Lo sforzo per risalire alla sua identità è massimo. Un’intera comunità aspetta di guardare dritto negli occhi chi, il 9 novembre, forse per noia, è salito sulla montagnetta di cinque metri che sovrasta la Pobbiano-Cavenago, giocando al tiro al bersaglio. Pochi minuti prima di mezzanotte ha fatto centro, colpendo l’Opel sulla quale, a lato guida, era seduta la 62enne, di ritorno, con altre quattro persone, da un incontro di preghiera nella Bergamasca.
Il sasso ha solo sfiorato Nilde, ma il suo cuore non ha retto allo spavento. Ha avuto un infarto, si è accasciata a terra, dopo essere uscita dall’abitacolo, sotto gli occhi attoniti degli amici. Le manovre dei rianimatori del 118, purtroppo, non erano servite a nulla, all’arrivo al San Raffaele il cuore aveva già smesso di battere. La sua fine ha sconvolto il tran tran della famiglia, il marito e una figlia trentenne, già provata in passato da un altro lutto gravissimo, la morte del figlio 24enne. Mamma Nilde aveva lavorato su quel dolore, trasformandolo in amore per i ragazzi in difficoltà.

Da anni Nilde dedicava tutto il tempo libero al recupero dei giovani caduti nella droga. E ogni giovedì si riuniva con loro, nella piccola comunità dove era di casa. Esattamente come aveva fatto l’ultima sera. Nilde era a un passo da Cascina Besozzi, il cortile dove era nata, cresciuta, si era sposata e ha vissuto, ma a una manciata di metri, all’ultima curva sulla Provinciale, l’aspettava il destino. Il folle gioco inscenato da chi non è uscito alla scoperto, nonostante i ripetuti inviti a farlo, è stato l’atto finale della sua esistenza. Parenti e amici non riescono ancora a credere che non ci sia più, che se ne sia andata in un modo così assurdo, così difficile da accettare. Lei, sempre sorridente, lei che aveva una buona parola per tutti. Il pm di Milano Silvia Bonardi ha aperto un fascicolo per morte in conseguenza di altro reato, a carico di ignoti. Presto, però, potrebbe esserci un nome sopra la copertina. L’ipotesi che si è fatta strada fin dalle prime ore è che si debba cercare vicinissimo al punto da cui è partito il sasso. Chi sperava, però, nel rimorso, ammette la delusione. Il lanciatore, finora, non ha avuto cedimenti. Non è crollato, non è andato in caserma a confessare.