Cernusco sul Naviglio (Milano), 26 novembre 2017 - Niente crolli, niente confessioni. Tiene duro la persona (presumibilmente un ragazzino) che ha lanciato il sasso contro l’auto di Nilde Caldarini. Diciassette giorni dopo il tiro al bersaglio, la morte della volontaria di Cernusco ha il sapore amaro di un’indagine lunga e difficile, nonostante gli sforzi dei carabinieri di Cassano. Dal 9 novembre, gli uomini del capitano Giuseppe Verde cercano di dare nome e cognome al branco che quella sera decise di centrare le macchine di passaggio sulla Provinciale. Un gioco assurdo e crudele, finito in tragedia. Nulla trapela circa gli esiti dell’autopsia sull’impiegata, morta per infarto.

L’analisi del patologo chiarirà se la pietra di un chilo e due etti che ha sfondato il parabrezza abbia anche colpito la 62enne oppure no. A un primo esame non pare, ma non si può ancora dare per assodato. A nulla, sinora, sono serviti gli appelli a farsi avanti rivolti ai responsabili. Dal sindaco Ermanno Zacchetti alla cerchia della vittima. Tutti hanno chiesto un atto di coraggio. L’assenza di telecamere non ha certo agevolato il lavoro degli investigatori, alle prese con il rompicapo. Se, come sembra ovvio, gli autori devono essere cercati vicino –- in zona non ci sono locali che potrebbero avere attirato persone venute da fuori – è pur vero che gli effetti del rimorso non superano il timore delle conseguenze. Al vaglio ci sono molte testimonianze, raccolte nel quartiere che si affaccia sulla strada, teatro del dramma. Due file ordinate di palazzine costruite da poco, dove la gente se ne va al mattino e torna la sera. Qualcuno ha parlato di un gruppetto che si ritrova vicino al terrapieno dal quale è stato scagliato il sasso, finito ai piedi di Nilde.

La donna con altri quattro amici rientrava da un incontro di preghiera. Illesi, nonostante quel “proiettile” nell’abitacolo, ma non al riparo dall’epilogo funesto. L’impiegata, colta di sorpresa, non ha retto al colpo e quando, pochi minuti dopo, l’ambulanza è arrivata al San Raffaele, lei non c’era più. Una fine assurda, che ha colpito crudelmente il marito e la figlia, reduci da un altro lutto gravissimo. Quindici anni fa era morto l’altro figlio della coppia. Uno strappo che la volontaria aveva superato dedicandosi a ragazzi che lottano per liberarsi dalla droga. In una trama indecifrabile di destini incrociati, sarebbe sempre la mano di un adolescente o poco più ad averne provocato la morte. Chi sia, però, resta un mistero.