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Sala con slot machine all’Idroscalo "Se proliferano è grazie allo Stato"

Il vicesindaco Mario Grioni di Segrate lancia l’allarme

di Gabriele Gabbini

Sala giochi in zona Idroscalo (Newpresse)
Sala giochi in zona Idroscalo (Newpresse)

Segrate, 23 maggio 2013 - «Il gioco d’azzardo? Una piaga» per il vicesindaco Mario Grioni, che ha raggiunto anche la sua Segrate. Un nemico silenzioso che attraverso le effervescenti luci al neon di un’insegna luminosa tenta e attrae soprattutto i più disperati, a caccia di un asso da giocare per sbancare, finalmente, nella vita. È l’ignoto di una scommessa che può ribaltare tutto in un attimo. Oppure no, facendo sprofondare chi gioca in un baratro sempre più profondo. «E si tratta per giunta di un avversario ancora più difficile da battere, quando è lo stesso Stato a proteggerlo», continua il vicesindaco. Così, se da un lato sempre più comuni in Lombardia, da Milano a Vimodrone passando per Sesto San Giovanni, Rho e Corsico, aderiscono a un Patto per la legalità contro le slot machine, dall’altro macchinette e tavoli da gioco continuano a moltiplicarsi, sotto l’egida del monopolio statale, mandando in rovina migliaia di cittadini. E l’ultimo, almeno per ora, ha aperto i battenti proprio a Segrate, tra i fast food e i ristoranti del lunapark dell’Idroscalo.

Un piccolo «casinò», fatto di slot machine e mazzi di carte, pieno di gente comune, non è certo la “noblesse” delle grandi puntate ad affollarlo. All’esterno, l’insegna luminosa promette fortuna e gloria; l’interno invece è buio, illuminato quasi esclusivamente dalle luci delle macchinette: come se non esistesse nient’altro. «Siamo aperti tutti i giorni. Da mezzogiorno», la scritta che precede il messaggio di benvenuto. «Assurdo permettere il proliferare di queste attività - il commento di Pino di Marzo, della sezione locale di Sinistra ecologia e libertà - soprattutto in un periodo storico come questo, fatto di crisi e dove i soldi non bastano mai. Le famiglie sono sul lastrico, ma come si fa a dare il permesso per aprire posti simili?».

Poche però, di contro, le armi a disposizione di un Comune per contrastare un’industria che vale circa 90 miliardi di euro in tutta Italia, contando anche i vecchi ma sempre “in” gratta e vinci o la nuova frontiera dei giochi on-line: «L’unica arma in nostro potere - confessa il vicesindaco Mario Grioni - è la sensibilizzazione, perché la legge non ci permette di fare molto di più. Certo però - continua il vicesindaco - non è facile per noi raccogliere i disperati che si indebitano e aiutarli a rialzarsi». Così, quello che per lo Stato è un guadagno, per un Comune può addirittura diventare un costo. Ma i soldi, gira e rigira, sono sempre gli stessi: «Quando qualcuno si rivolge ai nostri servizi sociali diventa una spesa, certo - ancora Grioni - ma d’altro canto non si può non aiutare chi ha ormai perso tutto».
Un rovescio della medaglia che, forse, dovrebbe far riflettere un po’ di più sul proliferare del gioco d’azzardo, troppo spesso accomunato alla voce “fare cassa”. Certamente un problema sul quale l’amministrazione comunale, e non solo quella di Segrate, dovrebbe intervenire per trovare una soluzione.

di Gabriele Gabbini

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