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Caccia aperta al commando che ha sparato al fratello del boss

Giuseppe Nista è stato freddato in auto giovedì. Gli avvocati dei Paparo smentiscono la tesi della vendetta tra famiglie

di Rosario Palazzolo

Sparatoria a Vimodrone: morto il pregiudicato Nista
Sparatoria a Vimodrone: morto il pregiudicato Nista

Vimodrone, 14 maggio 2012 - Procede senza sosta la caccia agli autori dell’esecuzione di Giuseppe Nista, il fratello del boss Domenico Nista, freddato giovedì mattina con sei colpi di pistola mentre a bordo della sua auto attraversava il centro di Vimodrone. I carabinieri del gruppo di Monza e della Compagnia di Sesto San Giovanni stanno lavorando giorno e notte per mettere insieme quegli elementi investigativi emersi fin dalle prime ore dopo l’omicidio. Si guarda con attenzione soprattutto a tre piste: quella legata a un episodio di tentato omicidio che aveva coinvolto il quarantaquattrenne Giuseppe Nista: quattro anni fa accoltellò un avversario nel corso di una lite per motivi di onore. Quella legata al mondo della droga: sebbene su di lui non pendessero indagini recenti legate al traffico di stupefacenti, è chiaro che in passato l’uomo sia stato implicato nello smercio di grossi quantitativi di droga. Infine si guarda alle vendette tra le famiglie della ‘ndrangheta che operano in Lombardia. A questo proposito sono intervenuti anche i legali di Marcello Paparo, l’imprenditore di Cologno Monzese che dal 2010 è in carcere per essere stato coinvolto insieme alla famiglia in diverse inchieste legate alle attività della ‘ndrangheta nel Nord Italia.

Gli avvocati Amedeo Rizza Francesco Calabrò smentiscono che la famiglia Paparo possa aver avuto qualsiasi ruolo o interesse nell’omicidio e precisano: «Se è vero che a carico dell’imprenditore calabrese Marcello Paparo e della sua famiglia sono state condotte diverse “maxi inchieste” finalizzate a individuare il ruolo di cosche della ‘ndrangheta nel tessuto milanese, è anche vero che nessuna di queste inchieste ha mai dimostrato, sinora, l’esistenza di una ‘ndrina (o cosca) dei Paparo. Non a caso, il Tribunale di Monza, nel febbraio dello scorso anno, dopo un’approfondita istruttoria dibattimentale, ha escluso l’esistenza di una associazione a delinquere di stampo mafioso con a capo Marcello Paparo e i reati per i quali quest’ultimo è stato condannato non sono in alcun modo connessi ad alcuna associazione a delinquere».

Paparo, dunque si tira fuori da qualsiasi responsabilità nell’omicidio. Il suo nome era stato fatto dal boss Domenico Nista, fratello della vittima diventato collaboratore di giustizia.
rosario.palazzolo@ilgiorno.net

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