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Tangenti, parla Bestetti "Portai io Ugliola in città ma nessuna tangente"

Indagato per corruzione, si difende l'ex sindaco leghista e oggi consigliere comunale con una lista civica. "Io riposo fra due guanciali: non ho fatto nulla di illecito"

di Monica Autunno

 

Sergio Bestetti, ex sindaco in quota lega di Cassano d'Adda, è indagato per corruzione
Sergio Bestetti, ex sindaco in quota lega di Cassano d'Adda, è indagato per corruzione

Cassano d'Adda, 20 marzo 2012 - I rumors erano continui da giorni, ora arrivano le conferme, ed è Sergio Bestetti, sindaco leghista di Cassano d'Adda dal 1993 al 2001 e oggi consigliere comunale, il nuovo indagato eccellente della tangentopoli sul fiume. L'avviso di garanzia per corruzione gli è stato recapitato qualche giorno fa e lui è già stato sentito a Milano. Nulla di ufficiale trapela sul suo ruolo nell'inchiesta. Titolare di una società di progettazione, avrebbe fatto da interfaccia e trait d'union fra l'architetto Michele Ugliola e gli imprenditori che pagavano, forte della sua posizione professionale ma anche della dimestichezza con gli uffici cassanesi.

Finita l'esperienza da sindaco e consumata una polemica rottura con il Carroccio, Bestetti ha fondato una lista indipendente e si è per due volte successive nuovamente candidato a sindaco. Un anno fa fu avversario di Roberto Maviglia al ballottaggio, quale candidato unitario di un centrodestra già travolto dall'indagine, ora è consigliere comunale di minoranza. La pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi dei consiglieri lo ha incoronato «Paperone» della compagine di governo cassanese, all'indomani dell'ufficializzazione dell'avviso di garanzia non è avaro di commenti. «Non ho preso una tangente, mai. Ho lavorato, questo sì, facendo tutto quanto lavorare nell'urbanistica e nell'edilizia comporta. Ma lavorare non significa rubare, mi pare».

In Procura le hanno dettagliato le ipotesi a suo carico?

«I filoni sono gli stessi su cui si lavora da un anno. Vicenda Repici e Remer ed immobiliare Mariposa per l'ex Bucca».

Non ha mai negato di conoscere i soggetti coinvolti.

«Con gli imprenditori in questione avevo ed ho rapporti di lavoro. Un lavoro che comporta incontri, negoziati. Se altri hanno infilato attività o modalità illecite, ciascuno si assumerà le sue responsabilità. Io ho fatture per ogni lavoro svolto. E se devo dirla tutta, forse ci ho smenato. Alcuni lavori dovevo farli io, me li hanno soffiati».

È indicato come colui che ha «inserito» a Cassano l'architetto Michele Ugliola.

«Ero sindaco allora, e avevamo incomprensibilmente ferma in Regione una pratica per il finanziamento di lavori in casa di riposo. Mandai i miei assessori, mi dissero che occorreva un "tecnico abilitato", mi fecero il nome di Ugliola e un altro che non ricordo. Ritenemmo opportuno coinvolgerlo. Poi l'ho ritrovato a Cassano nel 2007 ».

I suoi rapporti con lui?

«Parlo con franchezza e senza alcuna ironia. Gli devo molto a titolo personale e professionale, mi ha insegnato molto sul come muovermi a livello tecnico».

L'avviso di garanzia non riguarda in alcuna maniera il suo periodo da sindaco?

«Non viene nemmeno preso in esame».

Anche lei, da sindaco, prese in mano l'affare Linificio.

«Calma. C'erano stati progetti precedenti, io ero sindaco quando un piano d'interesse sovracomunale fu stoppato dall'alto. La mia amministrazione non sponsorizzò nè approvò alcun progetto. E a proposito, ribadisco ciò che ho detto in Consiglio: per quell'area occorre una riqualificazione a verde o parco tecnologico. Qualsiasi altra ipotesi è inopportuna su ogni fronte, mi stupisco che i nostri ambientalisti dell'ultima ora sostengano il contrario. E mi chiedo il perché».

di Monica Autunno

monica.autunno@ilgiorno.net

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