Ultima beffa veleni ex Sisas sulla via del ritorno

Brucia una discarica in Spagna. La denuncia di Greenpeace: rifiuti trasferiti violando le normative. E ora Pioltello potrebbe ritrovarseli di nuovo in casa

Una squadra di tecnici durante un sopralluogo all'ex Sisas
Una squadra di tecnici durante un sopralluogo all'ex Sisas

Pioltello, 27 luglio 2011 - L’odissea dei rifiuti tossici dell’area ex Sisas non è ancora finita. L’ultimo capitolo dell’intricata vicenda profuma di beffa, non bastasse l’inchiesta penale avviata dalla Procura di Milano proprio sulle modalità con cui le scorie pericolose sono state gestite (da commissario governativo e azienda incaricata della bonifica) e trasferite all’estero. Ebbene, il nerofumo inviato lo scorso inverno nella discarica spagnola di Nerva - sotto la minaccia di un multa europea all’Italia di 400 milioni di euro per mancato rispetto delle normative ambientali - potrebbe tornare da dove è venuto. Cioè nel sito tra Pioltello e Rodano. È quanto si evince dall’integrazione all’esposto depositato i giorni scorsi da Greenpeace Italia in Procura di Milano.

L'ipotesi da verificare è che, per aggirare la legge, siano stati stati utilizzati codici identificativi non conformi. «Alcune delle navi in partenza dal porto di Genova trasportavano rifiuti di provenienza dalla Ex Sisas con un codice che individuava il nerofumo - si legge nel rapporto -. L’autorizzazione all’importazione in Spagna dei rifiuti pericolosi, invece, riguardava esclusivamente i rifiuti identificati con un codice diverso».

Oltre a ciò, per gli ambientalisti altri rifiuti provenienti da Rodano e Pioltello sarebbero stati conferiti a società che non gestiscono impianti autorizzati. Alcune di queste hanno sede a Brescia, Bolzano, Ravenna e in provincia di Venezia. Non solo, negli ultimi giorni il governo spagnolo ha disposto la chiusura del sito di Nerva. Una parte della discarica andalusa, dove (sempre secondo Greenpeace) i rifiuti ex Sisas sono stati sepolti senza adeguato trattamento, ha preso fuoco. L’azienda iberica assicura che il rogo abbia interessato solo materiale non tossico. Ma questo non sposta di molto il problema: in attesa di una nuova collocazione, se venissero accertate irregolarità nell’esportazione dall’Italia, il nerofumo rischierebbe di essere caricato ancora su navi e camion verso il luogo di provenienza.

di Lorenzo Invernizzi

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