Sarinox stretta tra debiti e tagli Cinquanta dipendenti a rischio

Basiano, operai in sciopero nell’azienda siderurgica del gruppo Sassoli. I dirigenti di via Alfieri si dicono pronti a trattare con i sindacati

La manifestazione degli operai Sarinox
La manifestazione degli operai Sarinox

Basiano, 20 luglio 2011 - Crisi da un lato, calo delle commesse dall’altro. E in mezzo c’è l’incubo Electrolux, cliente principale, che strizza l’occhio alla Polonia allontanando i suoi interessi dal Bel Paese.
Questo il contesto in cui vivono i dipendenti della Sarinox di Basiano, azienda leader nel commercio di acciai inossidabili. Una crisi che parte da lontano. «Nel 2007 abbiamo subìto i primi tagli al personale - ricorda Ruggero Losa, rsu dell’azienda -. Da lì è andata sempre peggio. Condizioni disagiate, mancano i materiali e gli orari di lavoro sono mal gestiti». 37 milioni di debiti nel 2009, mentre lo scorso giugno la voragine si è allargata, scavando un’altra decina di milioni dalle casse del gruppo Sassoli, di cui fa parte anche lo stesso polo di Basiano.

Risultato? Cinquanta dipendenti (sui 120 totali) che, dallo scorso ottobre, vivono in cassa integrazione. Una situazione che oggi è diventata assolutamente insostenibile soprattutto per chi, a casa, vede entrare solo una busta paga. «Tutti abbiamo famiglia - racconta Gennaro Veneruso, operaio alla Sarinox -. Noi a casa siamo in quattro e sì, il mio è l’unico stipendio. La vita ormai costa sempre di più e arrivare a fine mese oggi sembra un miraggio». Soprattutto quando i carichi di lavoro sono a tratti inesistenti e a tratti devastanti: «Da gennaio lavoriamo solo metà settimana. Il problema - denunciano i dipendenti - è che ci sono giorni in cui non c’è nulla da fare e altri in cui ti fanno scaricare venti camion al giorno, più o meno il carico di lavoro che facevamo in una settimana normale, quando la crisi non c’era». «Se il lavoro fosse gestito meglio - spiega un altro operaio, Ivan Belli - potremmo organizzare i carichi lavorando tutta la settimana, piuttosto che solo una metà ma faticando il doppio».

E allora è facile pensare al peggio: «Abbiamo l’impressione che questa cassa non sia altro che un modo per far risparmiare soldi al gruppo pesando sui lavoratori - il commento asciutto di Matteo Casiraghi, sindacalista Fiom-Cgil di Monza -. La proprietà - che fa capo al 68enne Andrea Sassoli, ndr - ci aveva sempre negato di avere problemi finanziari, poi è venuta fuori dai giornali la storia del buco milionario. Ora come facciamo a fidarci?». E dall’altro lato ieri mattina, prima del presidio davanti ai cancelli di via Alfieri, i dirigenti si sono detti aperti al dialogo. «Aperti sì - dice Casiraghi -, ma il dialogo deve essere alla pari! Non staremo allo stesso tavolo solo per sentirci dire: “Dobbiamo per forza tagliare il personale o falliremo”. Cosa vogliamo? Vogliamo chiarezza, un piano industriale che doveva essere presentato a giugno ma che nessuno qui ha mai visto e, finalmente, vorremmo avere certezze sul futuro dei lavoratori».

di Gabriele Gabbini

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