Gattile della discordia: l'Asl dice no

La sede non diventerà un rifugio nonostante i 40mila euro spesi. I medici: assenti le condizioni igieniche. Resterà un ambulatorio

Alcuni mici (foto Newpress)
Alcuni mici (foto Newpress)

Vimodrone, 12 luglio 2011 - I volontari hanno speso oltre 40mila euro per rinnovare la loro sede come era stato indicato dall’Asl, ma non è bastato: secondo i medici veterinari gli spazi di via Rimembranze che ospitano l’associazione vimodronese «La grande cuccia» non possono diventare un rifugio per gatti e piccoli animali, ma devono essere utilizzati solo come ambulatorio veterinario a breve degenza. Dopo un anno e mezzo, dunque, non si è ancora conclusa la vicenda che riguarda l’associazione che si occupa di sterilizzare gatti randagi e abbandonati e di accudirli.

Tutto ha avuto inizio nel gennaio 2010, quando l’associazione si era vista portare via una ventina di gatti dai medici dell’Asl per la mancanza delle condizioni igienico sanitarie e delle autorizzazioni necessarie. Da allora sono passati quasi due anni, l’amministrazione comunale ha cercato di fare da «paciere» e l’associazione si è messa al lavoro per ristrutturare la sede. Oggi che i lavori si sono conclusi, però, i nuovi sopralluoghi dell’Asl hanno nuovamente dato parere negativo. Così «La grande cuccia» ha chiesto al sindaco di intervenire, questa volta attraverso un’interpellanza presentata dai consiglieri comunali di maggioranza Antonello Ferrari e Giuseppe Lo Presti in occasione dell’ultimo consiglio comunale.

I consiglieri, supportati dalla presenza in aula di alcuni volontari dell’associazione, hanno dichiarato: «L’associazione svolge un ruolo importante sul territorio, quindi chiediamo al sindaco Dario Veneroni di fare in modo che questa situazione possa risolversi al più presto così da permettere ai volontari di accogliere gatti randagi e di occuparsi di loro. Chiediamo all’amministrazione di verificare inoltre che l’atto emesso dall’Asl sia corretto visto che pregiudica gran parte dell’attività dell’associazione». 

Il documento redatto dai medici veterinari e consegnato al Comune alla fine di giugno, non lascia dubbi: «La sede dell’associazione si trova al piano terreno di un condominio, non è quindi adatta a diventare un rifugio - hanno fatto sapere i veterinari -. Pertanto il parere dell’Asl è sfavorevole ad utilizzare i locali per tale scopo, ma possono essere adibiti ad ambulatorio veterinario in cui si può prevedere il ricovero degli animali ma solo per il periodo necessario alla degenza in caso di operazioni come la sterilizzazione».

Dal canto suo, il sindaco Dario Veneroni si è impegnato a verificare la situazione, anche se ha fatto sapere: «La regione Lombardia prescrive che sia il parere dell’Asl a stabilire, su strutture pubbliche e private che si occupano di animali, se esistono le condizioni per poterle tenere aperte. Come amministrazione, quindi, cercheremo di avere maggiori informazioni sulla vicenda ma non possiamo rilasciare alcuna autorizzazione se non dopo aver avuto parere favorevole dell’Asl di permettere l’apertura del rifugio».

di Chiara Giaquinta

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