Mantova, 10 dicembre 2017 -  Un po’ di bresaola, qualche dolce, qualche bibita. Che dimostrerebbero un uso disinvolto del personale, composto da pubblici dipendenti, ai quali il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, avrebbe dato la lista della spesa.

Lo staff del sindaco nega l’esistenza di un’inchiesta parallela a quella del sexygate e l’accusa del reato di peculato rivelata dal ‘Fatto Quotidiano’ mentre la Procura tace. Si fa invece più voluminoso il fascicolo sulla tentata concussione a fini sessuali. La donna senza volto della vicenda (vicepresidente di un’associazione culturale mantovana che, stando all’accusa, avrebbe ricevuto pressioni indebite per cedere al sindaco e non perdere così il suo appoggio nei confronti del sodalizio) è tornata a parlare. In un’intervista, coperta dall’anonimato, ha però ribadito non volere assumere il ruolo di grande accusatrice del sindaco. Anzi, avrebbe avvisato Palazzi che l’opposizione stava architettando qualcosa contro di lui.

Intanto, però, affiorano spezzoni di conversazioni hard tra il sindaco e la sua interlocutrice. Apprezzamenti hard, domande indiscrete, allusioni esplicite al sesso non sarebbero piaciute per nulla alla destinataria. Di fronte a questo quadro Palazzi ha continuato difendere la propria trincea: conosceva quella persona da prima che diventasse vicepresidente di quella tale associazione, ma non le ha mai concesso (o negato) sostegni pubblici. Alla posizione del sindaco fa eco quella dell’autore della denuncia, l’esponente dell’opposizione di centrodestra Giuliano Longfils, il quale pubblicamente ha chiesto conto all’amministrazione comunale degli emolumenti concessi per la cultura. Ma il sindaco respinge anche questo attacco: «Se Forza Italia vuole governare la città - replica - lo faccia con voto dei cittadini e non con gli esposti».