Mantova, 1 ottobre 2017 - Una mostra da ammirare stando seduti: Palazzo Te ospita un estratto della collezione Ratti e per l’occasione, negli spazi liberati delle Fruttiere (“Sembrano le Corderie dell’Arsenale Veneziano” commenta il presidente del Centro Te Stefano Baia Curioni) allestisce un divano lungo 40 metri, tanti quanto le vasche che servono per stampare a mano la seta. Il meglio del patrimonio di tessuti antichi e moderni raccolti dall’industriale tessile e mecenate Antonio Ratti si trasferisce nella reggia estiva dei Gonzaga dove rimarrà fino al 7 gennaio.

In parte si tratta di campioni rarissimi che hanno già fatto il giro del mondo in particolare a New York e a Tokyo. L’esposizione, intitolata “Il tessuto come arte” (nella foto Mostri comaschi su astri di Luigi Ontani, 1989) si apre con tre “manichini” drappeggiati di seta e installati in altrettante sale cinquecentesche di Palazzo Te. Da qui, attraverso spazi dedicati all’arte contemporanea e a opere multimediali, si accede al grande salone dei tessuti che alle pareti e nelle teche ospita la ricca collezione tessile portata a Mantova. E qui iniziano le meraviglie, come un telo egizio del sesto secolo dopo Cristo con figure antropomorfe, o i delicati velluti italo-spagnoli del 1500, o i più antichi esemplari veneziani risalenti al quindicesimo secolo, o quelli francesi pre-rivoluzione, o quelli dell’estremo oriente, risalenti allo stesso periodo. L’elenco potrebbe continuare e, per essere completo, dovrebbe anche includere i capolavori moderni e contemporanei usciti dalle seterie Ratti e finiti nelle collezioni di tutti le maison dell’alta moda internazionale. «Mantova accoglie lo splendido connubio tra industria e arte racchiuso nella figura di Antonio Ratti» ha detto il sindaco Mattia Palazzi. E non sarà la sola, perché la mostra in primavera verrà trasferita a Roma in un grande spazio museale.