Mantova, 26 ottobre 2016 - Più grande e ramificato a livello internazionale, con un nome cambiato e un animale simbolo regalatogli, prima della scomparsa, dal premio Nobel Dario Fo, torna a occupare pacificamente Mantova il Festival Segni d’Infanzia. Giunta all’undicesima edizione, la rassegna di arte e teatro ora si chiama “Segni, New generation Festival. Quest’anno ha ottenuto il riconoscimento e l’appoggio dell’Unione Europea e si prepara a debuttare oggi, per concludersi una settimana dopo, il 2 novembre. Lo accoglie la città che lo ha visto nascere e che nel 2016 è stata scelta come Capitale italiana della Cultura. Un motivo in più per mettere insieme un’edizione memorabile, come ha spiegato la direttrice artistica Cristina Cazzola, che si rivolge a spettatori dal 18 mesi ai 18 anni, senza trascurare però il pubblico dei loro genitori e dei loro nonni. I numeri parlano di 300 eventi, tra i quali 34 spettacoli provenienti dall’Italia e dall’estero realizzati da altrettante compagnie teatrali. Oltre all’icona Dario Fo, che ha disegnato lupo simbolo della kermesse, spiccano tra gli ospiti personaggi come Stefano Benni e Wu Ming, e sono pronti a conquistare la platea mantovana testi e autori europei e internazionali: la Francia farà un po’ la parte del leone ma troveranno spazio performance in arrivo dal Giappone, all’Africa o alla Norvegia.

Tra gli scenari più insoliti proposti per l’occasione c’è quello a tinte gotiche di una Mantova “da brivido” in tema con Halloween, che cade proprio nei giorni del festival. A ospitare gli appuntamenti dark sarà la prestigiosa sede di Palazzo Ducale e in particolare il gabinetto alchemico di Ferdinando I Gonzaga dove sono in programma appunto “Alchimie d’artista” mentre in palcoscenico si snoderà una sequela di favole notturne nel gioco teatrale “Il principe mezzanotte”, riservato ai bambini da 6 ai 10 anni. C’è spazio per il mistero, ma anche per l’’ironia, nell’ampio ventaglio di proposte di Segni d’Infanzia 2016: è il caso di una farsa sulla solitudine dell’uomo digitale (troppo spesso un teen-ager) «che - spiegano i promotori del festival - la tecnologia social illude con un incremento perenne di relazioni effimere e superficiali». La pièce si chiama “Vita Nerd”, è scritta e messa in scena da Michele Cremaschi e si rivolge a un pubblico dai 13 ai 18 anni, un target quanto mai interessato alle possibilità e ai rischi legati all’uso della Rete. Il menù del festival potrebbe continuare per ore: per scegliere è indispensabile dare un’occhiata al programma completo consultabile sul sito: www.segnidinfanzia.org.