Mantova, 11 settembre 2016 - La doppia vita di Alessandro Robecchi: di giorno autore di testi spiritosi e graffianti per l’icona della satira italiana, Maurizio Crozza. Di notte (ma più che altro durante le vacanze) scrittore di romanzi noir. È da poco uscito il terzo dal titolo “Di rabbia e di vento” (Sellerio). Protagonista è ancora Carlo Monterossi, autore televisivo ben pagato ma assai poco soddisfatto.

Robecchi, chi è Carlo Monterossi?
«Un uomo che non è pacificato. Ha raggiunto un buon livello di vita facendo qualcosa che detesta: la trasmissione che aveva pensato nelle mani della tv è diventata pornografia dei sentimenti, ma lui non ha il coraggio di mollare tutto. Si imbatte nell’omicidio di una donna con cui aveva avuto momenti di intimità e avvia un’indagine parallela, a tratti pasticciata. In lui c’è una ricerca della verità che è anche una sorta di rivalsa rispetto alla falsità di cui si sente circondato e in un certo senso responsabile. È una persona piena di contraddizioni, come molti di noi: ha un forte senso della giustizia ma gli piace vivere bene, e in fondo la sua cifra è la malinconia».

Anche questo romanzo è ambientato a Milano, la sua città...
«Non potrebbe essere altrimenti. In primo luogo perché il genere noir è per definizione metropolitano, fin dalle sue origini anglosassoni. In questa città poi trovi davvero di tutto: i poteri forti e i senzatetto, i salotti dell’alta borghesia e i bilocali abitati da venti immigrati. Dubai nei grattacieli e il lazzaretto di Manzoni. È una città orizzontale, normalmente questi mondi non si mescolano, però le indagini sul delitto portano Monterossi a esplorarli e mi permettono di raccontarli».

È cambiata Milano in questi ultimi anni?
«Molto, e in meglio, almeno per chi ha i soldi. Ma non si può non notare che la forbice sociale si è ulteriormente allargata: persino passando da un quartiere all’altro si nota il divario sociale anche solo guardando come sono vestiti i passanti. In altri luoghi questo aspetto è molto meno evidente. Ma la cosa che amo di più di Milano è che accoglie tutti. Non ho mai creduto a chi la definisce fredda e razzista, salvo qualche eccezione naturalmente...».

Lei è noto al grande pubblico soprattutto per la sua collaborazione con Maurizio Crozza, ma ha fatto molto altro nella sua vita...
«Sì, sono stato editorialista al Manifesto e ho partecipato alla grande stagione di Cuore. Ho fatto il critico musicale per l’Unità e Il Mucchio Selvaggio. Sono stato direttore dei programmi per Radio Popolare e autore per cinque anni della striscia satirica “Piovono pietre”, da cui è stato tratto anche un libro. Ho scritto anche una biografia di Manu Chao tradotta in cinque lingue».

Com’è collaborare con la trasmissione satirica più popolare in Italia?
«Spassoso, se no non lo farei. E soprattutto, ne sono convinto, il pubblico sente l’autenticità dei testi: bisogna divertirsi per essere divertenti. Insieme a Maurizio e agli altri autori ci troviamo in lunghe riunioni per “spremere il succo” dell’attualità e renderlo nel programma in diretta e con il pubblico (pagante) in sala. Questo ci permette di rimanere sempre in stretto contatto con gli spettatori, e non è un elemento secondario per il successo».

Con tutte le collaborazioni che svolge, dove trova il tempo di scrivere romanzi?
«Durante le vacanze, nel tempo libero. Scrivere è sempre stata la mia passione: per le passioni il tempo si trova».

Il noir di questi tempi è molto in voga: perché secondo lei?
«Forse perché sono storie concluse e classiche: il bene contro il male. Una semplicità rassicurante, un inizio e una fine. Non come la vita, che è sempre così complicata».