Mantova, 1 marzo 2015 - «Speriamo che arrivi la botta forte, se arrivasse almeno un minuto, un minuto ne fa di danni»: c’è il palazzinaro romano che esulta per il terremoto dell’Aquila e c’è lo sconosciuto ma potente imprenditore edile calabrese trapiantato al Nord e in odore di ’ndrangheta che a suo modo scommette altrettanto cinicamente sul sisma del 2012 in Pianura Padana. Ad augurarsi la «botta forte» in Emilia e bassa Lombardia è Antonio Muto, costruttore di Cutro intercettato a Mantova da una cimice dei carabinieri mentre parla alla moglie in auto. Lo fa il 29 maggio del 2012, un’ora e mezzo dopo la scossa che ha messo in ginocchio uno dei territori più produttivi d’Europa.

Le sue parole sono finite in un rapporto di 884 pagine redatto dai carabinieri mantovani e acquisito all’inchiesta bresciana sulle infiltrazioni della criminalità calabrese nel tessuto economico padano. Parole devastanti anche per chi, secondo l’accusa, si faceva corrompere per sostenere altre speculazioni edilizie. Come il sindaco di Mantova, Nicola Sodano (nella foto) di Forza Italia – primo inquilino di via Roma non di sinistra in oltre 50 anni – originario di Crotone, stando ai pedinamenti e alle intercettazioni dell’Arma, sospetto sodale di Muto.

A unirli è il progetto Lagocastello, una cementificazione edilizia, bloccata in extremis dalla sindaca Pd che l’ha preceduto, sulle sponde che guardano la reggia dei Gonzaga. Sodano era finito nell’occhio del ciclone un mese fa, dopo una perquisizione in Comune, casa e studio d’architettura accompagnata a ipotesi di reato pesantissime, a cominciare dall’associazione di stampo mafioso. Il sindaco aveva respinto le accuse e si era ritirato dalla corsa alle amministrative del prossimo maggio. In sostanza la Dda di Brescia gli imputa di aver fatto pressioni occulte su Consiglio di Stato e Ministero dei Beni culturali per sbloccare il progetto edilizio dopo la bocciatura da parte del Tar.

Il rapporto dei carabinieri entra nei dettagli: proprio lo studio di Sodano avrebbe elaborato un progetto bis, ridimensionato, per superare il primo stop. E questo mentre il sindaco ufficialmente si dichiarava contrario a Lagocastello e lo ripeteva ad assessori e alleati politici. Altro punto chiave è un viaggio a Roma del 26 settembre 2012 servito a Sodano per contattare i suoi interlocutori (ora coinvolti nell’inchiesta): in particolare i parlamentari forzisti Luigi Grillo e Franco Bonferroni che sarebbero riusciti ad arrivare all’ex presidente del Consiglio di Stato Giuseppe De Lise.

Dal groviglio dell’inchiesta nazionale Sodano ieri ha cercato di sottrarsi commentando su Facebook che sono cadute le accuse di complicità mafiosa, corruzione in atti giudiziari e pressioni sul ministero. Restano quella pesantissima di corruzione per i rapporti con Muto e il peculato, limitato al viaggio a Roma. L’avvocato del sindaco, Sergio Genovesi, conferma l’interpretazione favorevole del rapporto dei carabinieri: «E poi porta la data del giugno 2013, mentre il blitz di Brescia è scattato un anno e mezzo dopo, quindi forse non era così inoppugnabile».

Sullo sfondo per Sodano si prospettano però risvolti scottanti a Mantova, dove il centrodestra deve affrontare tra poco la sfida delle comunali. Il sindaco ha deciso di affrontare gli avversari ma soprattutto il fuoco amico domani, lunedì in Consiglio comunale e si prevedono scintille. Forse all’autore dello sgambetto alla sinistra, da decenni egemone a Mantova, non basterà aver fatto un passo indietro.