Mantova, 14 marzo 2017 - Per l'ex cartiera Burgo è arrivato il tempo delle inchieste penali. La «fabbrica sospesa» opera dell’architetto Pier Luigi Nervi, è chiusa dal 2013 ma per lei si era profilato l’anno scorso un futuro prospero. Ma tale prospettiva che in questi mesi si è infranta su una serie di fortissime preoccupazioni di carattere ambientale e ora su una iniziativa giudiziaria. Nel mirino dei pm mantovani sono finiti gli acquirenti della ex Burgo. Si tratta di due società, la Cartiera Villa Lagarina che prende il nome dal comune veneto dove è ubicata e la holding Pro-Gest: entrambe guidano l’impero dell’industria cartaria creato da Bruno Zago. È stato il colosso veneto a dare ieri la notizia-choc dell’inchiesta: «In queste ore –_ si legge in un comunicato – i locali aziendali della Cartiere Villa Lagarina S.r.l. e della holding Pro-Gest S.p.a, nonché le abitazioni private della famiglia Zago sono interessate da una maxi operazione di perquisizione e sequestro ordinata dalla Procura di Mantova. Lo scopo di tale operazione è quello di reperire qualsivoglia nota o corrispondenza inerente al procedimento di voltura dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) rilasciata alla Cartiere Villa Lagarina nell’ambito dell’acquisizione della Cartiera di Mantova (ex Burgo)». 

La vicenda è quella dell’autorizzazione data dalla Provincia di Mantova alla nuova Burgo gestita da Pro-Gest per un inceneritore, senza una Valutazione di impatto ambientale. Che invece il Comune, il Parco del Mincio e i comitati dei quartieri interessati ritenevano indispensabile. Di qui una serie di ricorsi al Tar. In questo scenario si colloca l’iniziativa dell’ambientalista Sergio Ciliegi, che il 7 febbraio ha presentato un esposto in Procura a Mantova, nel quale ventilava apertamente responsabilità penali da parte del funzionario della Provincia che si era occupato della pratica. Sarebbe quell’esposto la molla che ha fatto scattare l’iniziativa penale. Ora tutto torna in gioco e mentre Cgil (e Confindustria, prima della tempesta giudiziaria) temono che i paletti a Zago facciano sfumare un investimento da 100-200 milioni e 500 posti di lavoro, dal Veneto i compratori minacciano di sfilarsi: «Non si può fare a meno di osservare come la pazienza della famiglia Zago e del Gruppo Pro-Gest sia messa a dura prova. Emerge il dubbio che l’onore e la reputazione di chi lavora onestamente da una vita costituiscano un prezzo troppo alto da pagare. Per questo motivo la famiglia Zago si riunirà a breve per decidere se continuare con tale iniziativa imprenditoriale». Una posizione definitiva è attesa tra oggi e domani.