Lodi, 30 gennaio 2016 - Un anno di stagnazione economica, con lievi cenni di ripresa in alcuni settori e situazioni di decrescita in altri. Questo è il 2016 per i rappresentanti delle varie associazioni di categoria del Lodigiano, in questi giorni impegnati a tirare le somme di un anno piuttosto fermo, economicamente parlando, a livello territoriale e nazionale. Ma anche in una situazione di stasi generalizzata è possibile trovare alcuni barlumi di svolta, come ha commentato Carlo Gendarini, presidente della Camera di commercio di Lodi: "Il Pil del Lodigiano è cresciuto quest’anno dell’1%, in linea con quello lombardo e in misura maggiore di quello nazionale, aumentato dello 0,8%. Finalmente abbiamo visto un aumento del prodotto interno lordo, anche se debole e, sempre a Lodi e in Lombardia, la decrescita di un punto percentuale del tasso di disoccupazione, due andamenti che, se cresceranno in modo più convinto l’anno prossimo, potrebbero rafforzare l’economia. Non possiamo però ignorare il trend negativo del sistema imprenditoriale lodigiano: quest’anno abbiamo perso 316 aziende (-2,10% rispetto al 2015), soprattutto tra le piccole imprese e nel settore edilizio".

Una situazione ribadita anche dalla presidente di Ascom Annarita Granata: "Sono molte le piccole imprese a conduzione familiare, soprattutto quelle situate nei piccoli paesi che hanno chiuso i battenti quest’anno a causa della concorrenza con la grande distribuzione – dice –, ci vorrebbe un piano di rilancio di queste realtà, con l’aiuto anche delle istituzioni finanziarie e di categoria del territorio".

Vittorio Codeluppi di Asvicom ha visto un anno invece generalmente più positivo ma non esente da sfide importanti da affrontare: "Servizi alla persona, abbigliamento e ristorazione sono settori che hanno registrato un segno positivo, mentre altri come casalinghi e gioiellerie sono rimasti stabili – spiega – e in generale si sono registrate più assunzioni grazie all’introduzione dei contratti a chiamata e al pagamento tramite voucher, unite a una maggiore considerazione dell’importanza delle risorse umane. I negozianti devono però fronteggiare la concorrenza dell’e–commerce, che sta rivoluzionando le modalità di acquisto, alcuni negozi del centro hanno adottato questo nuovo modello di business". La situazione è invece più critica secondo Confartigianato: "Siamo in piena fase di resilienza – dice Vittorio Boselli, segretario dell’associazione – con pochi segnali di fiducia, una situazione anche fiscale di certo non favorevole e un discreto numero di attività artigianali e del settore edile che chiudono, molte delle quali ancora in fase di start-up. Proveremo l’anno prossimo a contribuire, nel nostro piccolo, a un rilancio dell’economia lodigiana lavorando ancora molto nelle scuole, per avvicinare i giovani al mondo artigianale, e nel recupero di aree dismesse". Quest’ultimo è un obiettivo condiviso anche dall’Unione artigiani e Imprese di Lodi, come ricorda il Presidente Mauro Sangalli: "Bisogna puntare sul recupero di aree produttive già esistenti ma ora dismesse e investirvi vincendo quella mentalità scettica piuttosto diffusa".