Lodi, 21 settembre 2016 - Sereno a Verona, turbolenze a Milano. Bp e Bpm si preparano all’ultimo, fondamentale, passaggio prima di poter ufficializzare la fusione e la nascita del terzo gruppo bancario italiano, Banco Bpm Spa. Dopo il rilascio delle autorizzazioni da parte delle competenti autorità di vigilanza, il 15 ottobre i soci delle due banche sono chiamati a ratificare il matrimonio durante le assemblee straordinarie. "Arriviamo all’assemblea soddisfatti – spiega Donato Vestita, 62 anni, che rappresenta il gruppo di azionisti Prima Banca 1864, che nel Lodigiano conta poco più di 330 soci –. La fusione doveva esserci, la nostra posizione è ancora una volta favorevole". Vestita sa bene che i ‘colleghi’ di Bpm invece sono tutt’altro che uniti. "In particolare c’è il gruppo degli ex dipendenti che è molto agguerrito. Nel tempo hanno acquisito dei diritti che non vogliono perdere e stanno trattando".

Da sempre Bpm è molto sindacalizzata, "il problema per noi è che questi soci volevano risolvere la questione ‘in casa’, in Bpm, ma non ci sta bene. Pare che non sarà così e che entro la fine di questa settimana ci sarà un incontro con entrambe le banche che stanno per fondersi". Il nodo degli ex dipendenti a Milano non è comunque l’unica fonte di preoccupazione tra gli azionisti, anche se lo stesso Vestita ne parla come dell’ultima vexata quaestio, dopo un vigoroso setacciamento dei problemi più grossi che porterà la fusione. Non si può ignorare come, da quando la fusione Bp-Bpm ha iniziato a essere nota, i conti sono andati peggiorando.

Li riepiloga Modesto Volpe, dell’Associazione nazionale piccoli azionisti del Banco Popolare, oltre 400 soci: "Negli ultimi dodici mesi le azioni del Banco Popolare hanno segnato un -80,65 per cento, quelle di Banca popolare di Milano -62,97. Unicredit ha perso il 64,45 per cento, Intesa il 34,55 per cento: un primato lo hanno già conquistato". E ancora: le sofferenze e i crediti deteriorati ammontano a 20 miliardi; il gruppo che nascerà avrà sì 2.500 sportelli "ma ci saranno sicuramente chiusure e qualche problema per qualche dipendente", sottolinea Volpe. "Un’altra considerazione riguarda la sede di Lodi, svilita. Negli uffici il 20, 30 per cento delle postazioni è vuota, l’edificio di Renzo Piano non è contemplato come centro direzionale, il che vuol dire pochi direttori e dirigenti pronti a spendere in città. Lancio un messaggio alla pattuglia lodigiana: valorizzate i nostri spazi".

Sebbene i tempi gloriosi della Popolare di Lodi siano lontani, anche Volpe è comunque favorevole alla fusione. "Non c’è alcun dubbio che la fusione verrà. Avere un terzo gruppo bancario è sicuramente meglio dal punto di vista dei soci. Diventerà troppo grande per fallire, e di questi tempi non è un elemento da trascurare". Il presidente del nuovo soggetto sarà Carlo Fratta Pasini. "Di fatto non è stato nominato dagli azionisti – polemizza Volpe – e un cambio sarebbe gradito da tutti, visto che sotto la sua presidenza i bilanci in perdita sono stati numerosi".