Lodi, 15 ottobre 2016 - Sono 5mila le tessere di voto «staccate» (era possibile chiedere di partecipare al voto fno a mercoledì 12 ottobre) dalla Divisione Bpl del Banco Popolare per l’assemblea che prenderà il via questa mattina alle 9 nei padiglioni della Fiera di Verona e che ha come unico punto all’ordine del giorno il progetto di fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano. Da Lodi sono attese circa 5-600 persone (su 4-5mila totali), considerando che ogni socio può portare fino a un massimo di 10 deleghe (i soci-dipendenti invece nessuna). Da Lodi è stato organizzato, comunque, un solo pullman per Verona. Molti si sposteranno con mezzi propri.

Il nuovo gruppo che nascerà dall’annunciata fusione, sarà il terzo operatore in Italia per numero di filiali (2500; più banca multicanale), crediti netti verso la clientela, raccolta diretta (120 miliardi a fronte di impieghi per 113 miliardi di euro) e indiretta (105 miliardi, di cui 56 miliardi gestita), con totale attivo di oltre 171 miliardi di euro. La nuova società per azioni denominata «Banco Bpm Società per Azioni» servirà oltre 4 milioni di clienti con oltre 25 mila dipendenti: in particolare godrà di una posizione di leadership nel nord Italia, nelle regioni tra le più ricche del Paese quali la Lombardia (prima con quota di mercato superiore al 15% circa), il Veneto (col 9% circa) e il Piemonte (con una quota di mercato superiore al 12% circa).

Si sono già detti favorevoli alla fusione, seppur con dei distinguo, Donato Vestita, che con «Prima banca 1864» rappresenta circa 330 azionisti lodigiani, e Modesto Volpe, con i 400 soci dell’Associazione nazionale piccoli azionisti del Banco Popolare. «Arriviamo all’assemblea soddisfatti, la fusione doveva esserci» ha affermato Vestita. «Negli ultimi dodici mesi le azioni del Banco Popolare hanno segnato un -80,65%, quelle di Banca popolare di Milano -62,97%: un primato lo hanno già conquistato – sottolinea Volpe – inoltre le sofferenze e i crediti deteriorati ammontano a 20 miliardi. Una banca così grande non può fallire ma ci saranno sicuramente chiusure di sportelli e problemi per qualche dipendente, oltre al fatto che la sede di Lodi (progettata da Renzo Piano) sarà svilita».