Lodi, 26 maggio 2017 - «Sto male, le mie condizioni sono gravi, peggiorano di giorno in giorno, e devo subire tutto questo schifo. L’ennesimo. Io non ce la faccio più, vorrei solo salvarmi la vita...». Prima un sms disperato, poi una telefonata con un filo di voce. Confortarla serve a poco. È infinito il calvario della lodigiana Vincenza Sicari, l’ex maratoneta azzurra (rappresentò l’Italia all’Olimpiade di Pechino del 2008) da oltre tre anni costretta a trascorrere le sue giornate in un letto d’ospedale a causa di una grave malattia neuromuscolare degenerativa che ormai non le consente di muovere gli arti inferiori. Martedì sera l’ennesima mazzata: la direzione generale del Sant’Andrea di Roma, dove è ricoverata da alcuni mesi, comunicava all’ex atleta 38enne la decisione di dimetterla dal reparto di neurologia.

In pratica Vincenza, negli ultimi anni passata da un ospedale all’altro alla ricerca di una diagnosi che spiegasse cause e cure della sua malattia, avrebbe dovuto lasciare ieri entro le 13 il Sant’Andrea perché, a giudizio dei sanitari, «l’obiettività neurologica risulta incongrua con i sintomi e le numerose indagini eseguite nel reparto e durante precedenti ricoveri non hanno evidenziato alterazioni che abbiano una nota relazione causale con i sintomi presentati». Insomma, nel documento presentato agli avvocati della Sicari si diceva che non avrebbe avuto senso la sua permanenza in quella struttura e che, al contrario, «la signora necessita di assistenza, di natura riabilitativo e psicologica/psichiatrico, preferibilmente con presa in carico da parte dei servizi territoriali».

«Mi hanno dato della pazza mentre sto morendo - lo sfogo dell’ex atleta -. Non riesco a muovere più niente, peso poche decine di chili ma non voglio morire. Dove mi porterebbero? Qui c’è gente che vuol mettermi in mezzo alla strada». A sentire la Sicari e i suoi avvocati, i responsabili della struttura ospedaliera avrebbero anche minacciato di far intervenire in maniera coercitiva le forze dell’ordine se l’ex atleta non se ne fosse andata, ma in realtà ieri nulla è accaduto. Antonio Petrongolo, uno dei legali che rappresenta la Sicari insieme con i colleghi Raffaele Rochira e Mario Capuano, le ha fatto da “body guard” per tutta la giornata, facendo intendere che se qualcuno si fosse avvicinato alla sua assistita con velleità intimidatorie avrebbe a sua volta richiesto l’intervento del magistrato di turno. «Abbiamo già interpellato il difensore civico per il Lazio, quella lettera di dimissioni è pericolosa. Per fortuna oggi (ieri per chi legge, ndr) la situazione si è cristallizzata, perché senza l’autorizzazione di un magistrato le forze dell’ordine non possono portar via nessuno. Noi chiediamo che Vincenza possa essere trasferita in altra struttura neurologica adeguata per completare il ciclo di analisi e di accertamenti, qui invece vogliono mandarla in psichiatria come se fosse una pazza...».