Lodi, 19 maggio 2017 - Il gup di Milano Valerio Natale ha rigettato la richiesta di costituirsi parte civile di Legambiente onlus nel procedimento sul caso Cre spa, la società attiva soprattutto nel Lodigiano, che a luglio scorso è finita nel mirino della Procura di Milano per spandimento illecito di fanghi agricoli. Un vizio di forma (mancherebbe la delibera dell’organo di direzione regionale) che ha escluso la onlus dal processo con la possibilità di chiedere i danni in caso di condanna dei vertici Cre. Il pm milanese Piero Basilone, titolare del fascicolo, ha dato l’ok alle richieste di patteggiamento presentata da Rodolfo Verpelli, 51 anni, amministratore unico della Cre, e dal padre Ambrogio, entrambi a due anni di reclusione (pena sospesa). La decisione del gup di Milano è attesa il 29 maggio.

L’inchiesta sullo smaltimento dei fanghi ha portato davanti al giudice 15 persone, residenti nelle province di Lodi, Pavia e Cremona. Tra queste, 14 hanno presentato istanza di patteggiamento. Solo uno, residente in provincia di Cremona, ha scelto di andare a processo, vista anche la marginalità della sua posizione nell’inchiesta per presunte rivelazioni di segreti d’ufficio. Il giudice di Milano ha, infatti, ordinato la trasmissione degli atti alla Procura di Lodi.

Le indagini della Polizia provinciale di Lodi hanno portato al sequestro di 5 milioni di euro e degli impianti di trattamento rifiuti di Maccastorna e Meleti, nel Lodigiano, e quello di Lomello, nel Pavese. La Procura di Milano, che ha coordinato l’inchiesta, ha accertato «innumerevoli episodi di gestione illecita» (si parla di 400 operazioni di illecito spandimento) di rifiuti operata della Cre, in relazione ai fanghi da depurazione ritirati e gestiti dalla ditta. L’inchiesta è scaturita nel febbraio 2011 da una serie di segnalazioni dei cittadini di Maccastorna infastiditi dai cattivi odori provocati dallo spandimento di fanghi biologici stabilizzati e igienizzati sui terreni agricoli.

Più di 110mila tonnellate di fanghi di depurazione che, nel periodo compreso tra il 2012 e il 2015, sono stati sversati illegalmente in diversi comuni delle province di Lodi, Cremona e Pavia. Tramite questa operazione i dipendenti hanno consentito alla propria azienda di ottenere notevoli profitti fraudolenti. Secondo il pm Basilone, il modus operandi degli arrestati, di cui sei rimasti ai domiciliari per diversi mesi, era ben consolidato.

Per smaltire in maniera illecita i rifiuti la società aveva escogitato una modalità fraudolenta di trascinamento dei fanghi attraverso false indicazioni sui formulari dei pesi e delle caratteristiche, false comunicazioni di dati alle autorità preposte al rilascio dell’autorizzazione per l’utilizzo agronomico dei fanghi, falsificazioni delle analisi dei terreni e dei fanghi compresa l’omessa attività di “recupero” di alcune partite di fanghi non precedentemente stabilizzati o non igienizzati. Al vertice dell’attività illecita l’ex amministratore unico Rodolfo Verpelli.