Lodi, 27 dicembre 2017 - Un casodi buona sanità. Quando il 17 gennaio scorso era stato portato d’emergenza al Pronto soccorso di Lodi, con il braccio sinistro quasi amputato, i medici non avevano esitato a operarlo. Arben Muhameti, 52 anni, originario dell’Albania, da quasi 30 anni in Italia, operaio specializzato in una ditta nel settore chimico igienico-sanitario (produce componenti per pannolini) di Pieve Fissiraga, era finito con l’avambraccio tra i rulli del macchinario a cui lavorava ogni giorno. Un incidente avvenuto alle 13.50, appena dieci minuti alla fine della giornata di lavoro.

Una fatalità: la felpa che resta bloccata sotto la macchina, fino a trascinare l’avambraccio dell’operaio tra i due enormi rulli. Subito la situazione era apparsa gravissima, quasi disperata. Immediata la corsa all’ospedale Maggiore di Lodi. «Ci proviamo», gli avevano detto i medici che dovevano operarlo. Al suo caso, uno dei primi a Lodi, avevano lavorato tre équipe mediche che avevano eseguito un intervento di cinque ore per salvargli l’arto. La divisione di Chirurgia plastica diretta da Daniele Blandini, quella di Ortopedia diretta da Erica Viola e infine Chirurgia vascolare, diretta da Luciano Carbonari avevano operato in una perfetta sinergia. Grazie ai medici Giorgia De Salvia e Matteo D’Ambrosio, oltre ai team infermieristici e all’anestesista, il braccio reciso era stato riattaccato correttamente. Al risveglio, dopo oltre cinque ore di operazione, l’operaio si trovava in un letto della terapia intensiva.

«Ricordo molto bene quella giornata - racconta Arben -. La situazione era davvero grave. Devo ringraziare i medici che mi hanno curato in tutti questi mesi. L’équipe che mi ha operato è stata straordinaria. È riuscita a fare davvero un miracolo». Per Arben il percorso di recupero era appena iniziato. Dopo una seconda operazione, a febbraio, l’operaio ha concluso da poco la riabilitazione che gli ha permesso di riprendere circa il 50% della mobilità delle dita del braccio salvato. «A fine gennaio ritornerò al lavoro - spiega il 52enne -. È stato un anno molto difficile, sia per me che per la mia famiglia».

Nel Lodigiano è stato un 2017 nero per quanto riguarda gli incidenti sul luogo di lavoro. A Lodi, infatti, secondo i dati forniti da Anmil (Associazione nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro), nell’ultimo anno si sono verificati poco meno di 2.200 incidenti (oltre 200 casi in più rispetto al 2016). A preoccupare l’Anmil è stato soprattutto l’aumento vertiginoso delle malattie professionali (in Lombardia l’incremento è del 4,6%, mentre in provincia di Lodi del 41,3%). Stabili invece le morti bianche, tre casi come nel 2016.