Meleti (Lodi), 2 giugno 2017 - Una legge ferma a 25 anni fa. È il decreto legislativo 99 del ’92 a regolare l’utilizzo dei fanghi in agricoltura, indicando le quantità da spandere nei campi, ma soprattutto i controlli da effettuare per ritenerli non nocivi per la salute dei cittadini. I fanghi, trattati negli impianti, sono concimi che escono dai depuratori fognari e finiscono nei campi coltivati, dove crescono cereali e verdure che poi finiscono sulle nostre tavole. Ma tra gli elementi monitorati più o meno costantemente da Arpa, ne mancano diversi che negli anni sono stati ritenuti nocivi.

La legge, infatti, non prevede il controllo di sostanze tossiche come idrocarburi, oli minerali e metilfenolo. Elementi riscontrati nei fanghi trattati negli impianti della Cre spa a Lomello, nel Pavese, e in quelli nel Lodigiano a Meleti e Maccastorna. La presenza delle sostanze cancerogene è stato confermato da un esame effettuato da un laboratorio di fiducia della Procura di Milano e dalla stessa Cre, finita nel mirino della Procura di Milano a luglio 2016 per spandimento illecito di fanghi agricoli, che ha concluso la vicenda giudiziaria con una raffica di patteggiamenti, e con una confisca da 3 milioni che comprende anche l’impianto di trattamento di Lomello, ma rischia ora di riaprire i battenti dopo il dissequestro degli impianti di Meleti e di Maccastorna che autorizza di fatto lo smaltimento di tutti quei fanghi che erano rimasti stoccati dal momento del sequestro. «Non possiamo fare finta di non sapere che ci sono sostanze tossiche, cancerogene - spiega il presidente della Provincia di Lodi, Mauro Soldati -. Esiste un vuoto normativo. La competenza di legge è nazionale, ma potrebbe intervenire la Regione per integrare con un regolamento ed evitare la riapertura degli impianti e lo spandimento di concimi pericolosi per il territorio».