Lodi, 15 luglio 2016 - Rodolfo Verpelli si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’amministratore unico della Cre spa, la società autorizzata a ricevere fanghi derivanti dalla depurazione di acque reflue urbane e industriali, agli arresti domiciliari da martedì con altre cinque persone, non ha voluto chiarire la sua posizione nell’interrogatorio di garanzia di mercoledì mattina, che si è svolto davanti al giudice per le indagini preliminari Luigi Gargiulo. Il suo ruolo, come «pianificatore e organizzatore» della ipotizzata gestione illecita dei rifiuti negli impianti di Maccastorna e Lomello, nel Pavese, risulterebbe nitido per la Procura di Milano. Un’attività che, secondo gli inquirenti, nel periodo compreso tra il 2012 e il 2015, avrebbe consentito alla Cre spa di ottenere notevoli profitti fraudolenti per circa 4,5 milioni di euro. 

«Cerchiamo prima di capire quello che ci viene contestato – spiega l’avvocato Matteo Sergio Calori, che assiste Verpelli –. Al momento abbiamo a disposizione solo l’ordinanza d’arresto. Non appena avrò letto gli atti completi che ho già richiesto alla Procura, potremo fare delle valutazioni concrete. Di certo la custodia cautelare non fa piacere a nessuno. Probabile che chiederemo un interrogatorio davanti al pm titolare dell’indagine». Poi sui reati contestati al suo assistito, l’avvocato Calori, aggiunge: «Non ci vengono contestati danni ambientali - spiega -. Si tratta di violazioni delle leggi legate allo sversamento di più fango rispetto a quello autorizzato. I fanghi della Cre spa non sono nocivi. Dalla stessa Procura di Milano, l’attività viene definita «illecita», magari, sotto l’aspetto delle normative, ma senza alcun danno ambientale procurato al territorio». È stato sentito dal gip di Milano anche Antonio Carucci, il responsabile della qualità e gestione dei fanghi in entrata e in uscita dagli impianti di Maccastorna e Lomello.

Gli interrogatori di garanzia si concluderanno oggi con Marco Braganti, il direttore tecnico della Cre, e il dipendente Gianluca Vailati. Secondo il pm Piero Basilone, il modus operandi degli arrestati, ai domiciliari con il divieto di comunicare con l’esterno, era ben consolidato. Per smaltire in maniera illecita i rifiuti la società aveva escogitato una modalità fraudolenta di trascinamento dei fanghi attraverso false indicazioni sui formulari dei pesi e delle caratteristiche, false comunicazioni di dati alle autorità preposte al rilascio dell’autorizzazione per l’utilizzo agronomico dei fanghi, falsificazioni delle analisi dei terreni e dei fanghi compresa l’omessa attività di ‘recupero’ di alcune partite di fanghi non precedentemente stabilizzati o non igienizzati. L’indagine è scattata nel febbraio 2011 grazie ad una serie di segnalazioni dei cittadini, infastiditi dai cattivi odori provocati dallo spandimento di fanghi biologici sui terreni agricoli. Gli inquirenti hanno accertato circa 400 casi di spandimento illecito di fanghi di depurazione, reperiti tra quelli regolarmente ritirati e gestiti dalla Cre spa. Decisiva l’attività della polizia provinciale di Lodi che sull’impianto di Maccastorna ha effettuato pressanti controlli.