Meleti, 4 aprile 2017 - Ha chiesto il rito alternativo Rodolfo Verpelli, 51 anni, l’ex amministratore unico della Cre spa, la società che a luglio scorso era finita nel mirino della Procura di Milano per spandimento illecito di fanghi agricoli. Ieri, durante l’udienza premilinare, il suo avvocato di fiducia, Matteo Sergio Calori, ha presentato istanza di patteggiamento a 2 anni di reclusione (pena sospesa). La stessa richiesta di rito alternativo è stata fatta per Ambrogio Verpelli, padre di Rodolfo, anche lui finito nel registro degli indagati pochi mesi fa. Ora toccherà al pm Piero Basilone valutare le richieste (entro l’udienza che si terrà a maggio).

Altri otto indagati (i vertici della Cre e i collaboratori più stretti della ditta) hanno chiesto di essere giudicati con un rito alternativo. In totale sono dodici le persone coinvolte nelle indagini che hanno portato al sequestro di 5 milioni di euro e degli impianti di trattamento rifiuti di Maccastrorna, Meleti e Lomello, nel Pavese. Le indagini della Procura di Milano hanno accertato «innumerevoli episodi di gestione illecita» (si parla di 400 operazioni di illecito spandimento) di rifiuti operata della Cre, in relazione ai fanghi da depurazione ritirati e gestiti dalla ditta. L’inchiesta, gestita dalla Polizia provinciale di Lodi, era scaturita nel febbraio 2011 da una serie di segnalazioni dei cittadini di Maccastorna infastiditi dai cattivi odori provocati dallo spandimento di fanghi sui terreni agricoli. Più di 110mila tonnellate di fanghi di depurazione che, tra il 2012 e il 2015, sarebberp stati sversati illegalmente in diversi comuni delle province di Lodi, Cremona e Pavia.

Tramite questa operazione i dipendenti avrebbero consentito alla propria azienda di ottenere notevoli profitti fraudolenti. Secondo il pm Piero Basilone, il modus operandi degli arrestati, di cui sei rimasti ai domiciliari per diversi mesi, era ben consolidato. Per smaltire in maniera illecita i rifiuti la società, secondo l’accusa, aveva escogitato una modalità fraudolenta di trascinamento dei fanghi attraverso false indicazioni sui formulari dei pesi e delle caratteristiche, false comunicazioni di dati alle autorità preposte al rilascio dell’autorizzazione per l’utilizzo agronomico dei fanghi, falsificazioni delle analisi dei terreni e dei fanghi compresa l’omessa attività di ‘recupero’ di alcune partite di fanghi non precedentemente stabilizzati o non igienizzati. A sorpresa, ieri, non si è costituita parte civile al processo la Provincia di Lodi, ma solo Legambiente onlus.