Lodi, 9 novembre 2017 - «Giustizia è stata fatta». Per Rosario Costanza è sempre stato Giosuè Ruotolo il colpevole della morte di sua figlia Teresa. Ieri è arrivata anche la conferma in primo grado dalla corte d’Assise di Udine che, dopo 49 ore di camera di consiglio, ha condannato all’ergastolo con due anni di isolamento diurno il 28enne militare campano, unico imputato al processo per il duplice omicidio della bocconiana di Zelo Buon Persico uccisa a 30 anni nel parcheggio del palasport di Pordenone la sera del 17 marzo 2015 insieme al fidanzato Trifone Ragone, militare pugliese di 29 anni. Ruotolo, in carcere a Belluno dal marzo 2016, durante le 45 udienze del processo si è sempre dichiarato innocente. «Sulla colpevolezza di Ruotolo non ho mai avuto dubbi - spiega Rosario Costanza, con la voce rotta dall’emozione, qualche minuto dopo la sentenza -. È un assassino che aveva premeditato tutto nei minimi dettagli. Aveva deciso da quattro mesi di ammazzare mia figlia prima di compiere l’atto. Giustizia è stata fatta. Non aspettavamo altro».

La famiglia Costanza, ieri tutta in aula per la conclusione del processo di primo grado, non dimenticherà mai quella notte. La chiamata dei carabinieri, la corsa a Pordenone, il corpo senza vita della bella Teresa. Rosario Costanza negli ultimi due anni ha combattuto per ottenere giustizia. Al suo fianco sempre la moglie Carmelina, distrutta dal dolore, e i due figli. «La morte di Teresa è per noi un macigno che ci stiamo portando sulle spalle - dice il padre della lodigiana che viveva da qualche anno in Friuli -. Una tragedia che non si può giustificare». . In attesa del deposito delle motivazioni (entro tre mesi) e il ricorso in Appello, già annunciato dagli avvocati di Ruotolo, la famiglia della lodigiana Teresa Costanza si prepara a un’altra battaglia legale contro la caserma di Cordenons. 

Per i genitori di Teresa, la morte della figlia e del suo fidanzato è sempre stata una tragedia che si sarebbe potuta evitare. «In tanti sapevano delle discussioni tra Trifone e Ruotolo - piega Costanza -. Perché nessuno della caserma è intervenuto per segnalare il problema? Anche i militari hanno delle colpe su questa tragedia. Stiamo parlando di una brutta vicenda. In caserma i superiori dovevano fare il loro dovere e dividere i due militari. Mia figlia a quest’ora avrebbe avuto una famiglia». Gli avvocati della famiglia di Teresa hanno chiesto e ottenuto dai giudici della corte d’Assise di Udine oltre 2 milioni di euro di risarcimento danni all’imputato Ruotolo (1,2 milioni di euro per i genitori Rosario e Carmelina Costanza, 800mila euro per i due fratelli Sergio e Calogero) e 50mila euro di provvisionale. «Non c’è prezzo per quantificare il dolore di una famiglia distrutta -  conclude Costanza -. L’unica cosa che chiediamo con forza è che ci sia una pena certa nei confronti dell’imputato».