Lodi, 8 novembre 2017 - Il segno di una decisione difficile. I giudici della corte d’Assise di Udine, hanno allungato di un giorno la loro permanenza all’interno della camera di consiglio allestita nella caserma dell’Aeronautica. La sentenza di primo grado per il processo a Giosuè Ruotolo, il 28enne militare campano, unico imputato nel processo per il duplice omicidio della lodigiana Teresa Costanza e del commilitone Trifone Ragone, uccisi la sera del 17 marzo 2015 nel parcheggio del palasport di Pordenone, doveva arrivare ieri ed è invece stata posticipata a oggi pomeriggio. 

Il 28enne di Somma Vesuviana sta aspettando il verdetto nel carcere di Belluno, dove si trova dal 7 marzo 2016. I giudici dovranno analizzare le testimonianze raccolte delle decine e decine di persone sfilate in aula nel corso delle 45 udienze del processo iniziato a ottobre 2016, in cui sono stati prodotti anche una gran mole di documenti, cercando di rimettere in ordine tutti gli elementi prima di esprimere il proprio giudizio. Al termine dell’istruttoria dibattimentale e di due giorni di requisitoria, il pm Pier Umberto Vallerin aveva chiesto per Ruotolo la condanna all’ergastolo e due anni di isolamento diurno. «Ruotolo - aveva affermato il pm nelle battute conclusive della requisitoria - ha commesso gli omicidi per salvare la sua carriera e il suo ingresso nella Guardia di finanza». Per la Procura di Pordenone il movente del duplice omicidio sarebbe legato al «forte odio verso Trifone e la gelosia verso Teresa che lo avevano assalito già da tempo. Togliendoli di mezzo sparivano due rivali, due minacce viventi, due persone verso cui covava odio già da tempo». 

Alla richiesta di condanna si sono associati anche i legali delle parti civili, gli avvocati dei familiari delle due vittime, che hanno presenziato a quasi tutte le udienze del processo. Dall’altra parte ci sono i tanti dubbi sollevati alla corte d’Assise di Udine dalla difesa di Ruotolo. Gli avvocati Giuseppe Esposito e Roberto Rigoni Stern, che assistono il militare campano, hanno sempre parlato di processo indiziario nei confronti del loro assistito e aspettano solo di sapere la decisione dei giudici. «Non è di sicuro una decisione facile - spiega il legale Rigoni Stern - Questa lunga riflessione della corte d’Assise credo sia doverosa per quello che comporterà sulla vita di una persona. Serviranno anche delle giuste motivazioni, in ogni caso. Non è una scelta facile. È un caso difficilissimo. Il processo è solo indiziario. Non ci sono prove. Tante invece le piste alternative. Non vorrei essere nella parte dei giudici».