Lodi, 7 novembre 2017 - «Credo fermamente che Giosuè Ruotolo sia un detenuto innocente per un fatto che non ha commesso». È con queste parole che l’avvocato Giuseppe Esposito, uno dei legali che difende Giosuè Ruotolo, il militare campano di 28 anni, unico imputato nel processo davanti alla corte d’Assise di Udine per il duplice omicidio della lodigiana Teresa Costanza e del militare Trifone Ragone, uccisi a colpi di pistola nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone la sera del 17 marzo 2015, ha concluso le repliche della difesa. 

«Se sono qui a reclamare una sentenza di assoluzione - ha aggiunto Esposito, che difende Ruotolo insieme all’avvocato Roberto Rigoni Stern - non è perché devo recitare un ruolo. Credo veramente e fermamente in quello che vi ho detto in queste lunghe ore di discussione». È arrivato quindi il momento del verdetto. Dopo oltre un anno di udienze, alle 14.20 di ieri i giudici si sono ritirati in camera di consiglio in una caserma di Udine. Il pm Pier Umberto Vallerin ha chiesto per Ruotolo la condanna all’ergastolo con due anni di isolamento diurno, mentre le parti civili hanno previsto in oltre 2 milioni di euro il risarcimento. 

La sentenza di primo grado è attesa non prima di stasera. Il conto alla rovescia per il verdetto è iniziato. Sarà un’attesa carica di opposte speranze per tre famiglie. Quelle delle vittime confidano che la corte d’Assise di Udine dia un volto a chi ha ucciso Teresa Costanza e Trifone Ragone il 17 aprile 2015, in un agguato testo loro all’uscita dalla palestra. I genitori di Giosuè Ruotolo, imputato del duplice omicidio, non vedono l’ora di poterlo riportare a casa, da uomo libero.