Casaletto Lodigiano (Lodi), 12 ottobre 2017 - La superperizia «assolve» il ristoratore di Gugnano. È stato un colpo accidentale quello che, nella notte tra il 9 e il 10 marzo scorso, era partito dal fucile da caccia di Mario Cattaneo, l’oste di 68 anni, titolare dell’osteria dei Amis di Gugnano, piccola frazione di Casaletto Lodigiano, e che aveva ucciso Petre Ungureanu, il ladro romeno di 32 anni, che aveva fatto irruzione nel suo locale insieme a tre complici per rubare qualche pacchetto di sigarette e 60 euro dalla cassa. Gli esami scientifici che gli avvocati dell’oste hanno affidato all’ex comandante del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano, e all’istruttore di balistica forense Martino Farneti di Predappio, hanno confermato la versione di Cattaneo.

Sono due i punti che la perizia della difesa crede di aver chiarito alla procura di Lodi. A partire dalla colluttazione che il ristoratore, al momento indagato per omicidio volontario, ha sempre detto agli inquirenti di aver avuto con uno dei ladri che aveva tentato di disarmarlo afferrando le canne della doppietta che imbracciava. Un fatto che gli esami biologici sull’arma hanno confermato, segnalando tracce evidenti di impronte non appartenenti all’oste o alla famiglia del ristoratore. L’altro punto che la superperizia potrebbe aver chiarito è quello del numero di colpi partiti dal fucile di Cattaneo. Uno solo e non due come testimoniato da un vicino di casa del ristoratore qualche ora dopo la vicenda.

«La ricostruzione del mio assistito è stata confermata dalla perizia - spiega l’avvocato Vincenzo Stochino, che difende l’oste lodigiano -. A partire dalla traiettoria del colpo, dal basso verso l’alto, e dall’unico proiettile partito dal fucile di Cattaneo mentre stava cadendo dallo scalino della sua abitazione perché afferrato da uno dei ladri. Gli elementi sono tutti a disposizione, noi dobbiamo solo unire i puntini per chiudere questa vicenda». La perizia dell’ex comandante dei Ris di Parma, Garofano, ha evidenziato che l’oste non avrebbe mai potuto accorgersi di aver colpito qualcuno. Il proiettile partito dal fucile di Cattaneo, infatti, aveva attraversato un cartone che i malviventi avevano sistemato sulla porta che collega l’abitazione dei Cattaneo col cortile nel retro del ristorante. Infatti, dalla perizia è emerso che il proiettile aveva colpito il ladro mentre si trovava a circa 50/60 centimetri, un colpo dritto alle spalle, sotto la scapola destra, che non aveva lasciato scampo al malvivente che dopo essere scappato era stato trovato senza vita nei campi fuori dalla proprietà di Cattaneo. «È chiaro che si tratta di un colpo partito in maniera accidentale - spiega l’ex generale dei Ris di Parma, Luciano Garofano -. Gli elementi sono evidenti. Tra Cattaneo e uno dei ladri c’è stata una breve colluttazione. L’oste ha fatto bene a non mollare la presa dell’arma, altrimenti sarebbe stato un enorme rischio per lui e per la sua famiglia. L’altro punto che posso escludere è che siano stati sparati due colpi».