Lodi, 17 febbraio 2014 - Tre incidenti in sei mesi per rotture di impianti biogas, «serve maggior controllo». Parla Luigi Visigalli di Casalmaiocco, ambientalista da sempre, preoccupato per il continuo proliferare di impianti «che avrebbero dovuto servire a piccoli agricoltori e invece sono sempre più grandi e preoccupanti». Anche nel Lodigiano, infatti, terra agricola per eccellenza, il fenomeno si è ampiamente diffuso. Con il termine biogas si intende una miscela di vari tipi di gas (per la maggior parte, 50% - 80%, metano) prodotto dalla fermentazione batterica in anaerobiosi (assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da rifiuti, vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell’agro-industria. Da settembre però, nel territorio i canali irrigui sono spesso rimasti “vittima” di liquidi nerastri sprigionatisi, per un motivo o per l’altro, da queste strutture.

Il 2 settembre ha ceduto una parete della grande vasca all’interno dell’impianto a biogas alla cascina Zodegatto di Cervignano e tremila metri cubi di liquame si è riversato nelle rogge Montanasa e Guazzona. Il 28 settembre un secondo allarme è scattato per l’esplosione di un serbatoio nell’impianto a biogas di ‘Brembio energia’ e il digestato ha invaso la roggia vicina e il canale Brembiolo, oltre che i terreni limitrofi all’impianto. Infine venerdì l’acqua scura è finita nei colatori Gandiolo e Tosi di San Fiorano per la rottura di una pompa del locale impianto. «Lodi e Cremona detengono il numero record di questi impianti — prosegue Visigalli —. Ma forse ci si improvvisa troppo e sicuramente ci sono pochi controlli. Tra l’altro i Comuni, dopo Province e Regioni, sono i terzi a poter decidere in materia e hanno pochi strumenti per opporsi e spesso le segnalazioni dei cittadini sono nulle o tardive e la polizia provinciale non ha quindi i mezzi per arrivare ai responsabili. E chi paga è comunque l’ambiente, che si tratti di eventi accidentali o dolosi».

Eil portavoce incalza: «Servirebbero più controlli sia in fase di realizzazione, per essere certi che le strutture siano robuste e costruite come si deve ed evitare quindi crolli o rotture successive, ma anche verifiche periodiche sugli impianti. Cosa difficilissima dato che la maggior parte dei Comuni Lodigiani non ha nemmeno uffici tecnici attrezzati». Visigalli invoca infine un organo superiore che possa risolvere questo problema. «La paura — conclude — è sempre che questi liquidi raggiungano la falda e quindi erogatori di acque potabili ed è questo che cercano di far capire le associazioni ambientaliste e i cittadini, ormai preparati a difendersi da soli». 

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