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Sal paga le spese agli indagati Chiesto il dissequestro del sito

Il caso del depuratore

Il legale: "Provvedimento anomalo, siamo nel giusto"

Il sopralluogo della Forestale (foto Dipietro)
Il sopralluogo della Forestale (foto Dipietro)

Lodi, 3 febbraio 2012 - Dopo il sequestro del depuratore di Lodi ad opera della magistratura e gli avvisi di garanzia per il presidente della Società Acqua Lodigiana Antonio Redondi e del direttore generale della stessa Carlo Locatelli, l’ente prepara la sua linea difensiva. Giovedì sera si è tenuto il consiglio di amministrazione, che ha confermato la fiducia ai due indagati approvando la copertura delle spese legali da parte dell’azienda. Mentre per oggi è stata indetta una conferenza stampa per spiegare le decisioni che Sal intende prendere sulla vicenda: «L’azienda ha deciso di parlare con voce unitaria — spiega il membro del cda Roberto Ferrari — i dettagli li daremo in conferenza, insieme».


Nel frattempo a fare le pulci al provvedimento firmato dal gip Andrea Pirola ci pensa l’avvocato Bruno dell’Acqua, legale di Locatelli: «Questo a mio parere è un sequestro anomalo: c’è molta distanza di tempo tra le cose che sarebbero state riscontrate e il provvedimento di blocco, e non si capisce dove sia l’urgenza che ha portato ad emettere un provvedimento simile. E penso che la richiesta di dissequestro arriverà presto. Nel documento si legge tra le altre cose che le nastro presse per il trattamento dei fanghi sarebbero ferme, ma in realtà sono in funzione da almeno un anno. Ancora, viene chiesto di fare in modo che si riduca il quantitativo di materiale («oli, grassi e solidi sospesi e disciolti») che non rende efficiente il trattamento con lampade Uv. Ma questo è già stato fatto, e abbiamo analisi che lo dimostrano.

L’impianto è stato costruito su progetti poi autorizzati dalla Provincia di Lodi, con relativo collaudo. Dopodiché l’impianto è sempre stato in funzione 24 ore su 24. Ma le parti meccaniche si usurano, e ogni tanto è necessaria la manutenzione previo avviso alla Provincia. In questo caso, come avvenuto ad esempio nel controllo dell’agosto 2011, possono esserci durante i rilevamenti valori non conformi».«L'impianto è nato negli anni ’80, in un periodo in cui c’erano determinate esigenze. Poi, come è accaduto, è stato man mano aggiornato. Se continua l’urbanizzazione tra 20-30 anni l’impianto probabilmente dovrà essere di nuovo adeguato. E manutenzione ne servirà sempre. Ora invece se succede un guasto, chi può intervenire per sistemarlo? Perché credo che nessuno si azzarderebbe a toccare qualcosa laddove la magistratura ha messo i sigilli».
 

alessandro.gigante@ilgiorno.net

di Alessandro Gigante

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