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Oltre 40 cause all’anno
contro le 4 strutture
lodigiane

L’ultimo caso in ordine di tempo a finire sul tavolo della Procura di Lodi è stato quello del pensionato Luigi D’Errico, 67 anni, deceduto a ottobre nell’ospedale di Codogno

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Medici (Foto Ansa)
Medici (Foto Ansa)

Lodi, 28 gennaio 2011 - La vicenda della piccola Chiara Colombo punta ancora una volta i riflettori sui sospetti casi di malasanità nel Lodigiano, che spesso si trascinano dietro per anni una lunghissima coda giudiziaria.

L’ultimo caso in ordine di tempo a finire sul tavolo della Procura di Lodi è stato quello del pensionato Luigi D’Errico, 67 anni, deceduto a ottobre nell’ospedale di Codogno. Secondo la ricostruzione dei familiari tutto sarebbe partito da un’esame endoscopico svolto all’ospedale Maggiore di Lodi, in cui all’uomo sarebbe stato perforato il duodeno (parte dell’intestino).

Da lì sarebbe partito un calvario medico fatto di varie operazioni chirurgiche e terminato con una sepsi acuta che avrebbe stroncato il fisico già minato del pensionato. Il pm del caso, Paolo Filippini, aveva disposto un’autopsia a due specialisti del Policlinico San Matteo di Pavia il cui risultato - mai confermato ufficialmente - avrebbe scagionato i medici finiti sotto accusa.

In procura a Lodi si attendono ancora i risultati della perizia disposta per la 16enne di Torrevecchia Pia Sara Ippolito, rimasta inchiodata in coma su un letto di ospedale dal 12 gennaio 2010, giorno in cui era entrata in sala operatoria all’ospedale Predabissi di Vizzolo per un banale intervento di appendicite. Subito dopo l’operazione la ragazza fu colpita da tre arresti cardiaci in una sola notte, dopo i quali cadde nello stato di coma vegetativo in cui giace tuttora all’ospedale San Gerardo di Monza.

L’allora procuratore capo Giovanni Pescarzoli aveva ascoltato i medici coinvolti e disposto una perizia per stabilire eventuali colpe nella vicenda. Ma dietro questi casi eclatanti ce ne sono molti altri, spesso difficili anche da catalogare perché non esiste un vero e proprio registro in merito.

Lo stesso tribunale per i diritti del malato fa fatica a dare statistiche: «Una volta avevamo una sede a Lodi — spiegano dalla sede milanese — e raccoglievamo i dati direttamente sul territorio. Oggi questa non esiste più e abbiamo solo un aggregato regionale. Possiamo solo dire che in Lombardia nel 2011 già 10 pratiche sono state sottoposte all’attenzione del medico legale, a fronte delle 103 dello scorso annno. Da parte dei cittadini sono già arrivate nei primi giorni del 2011 un centinaio di segnalazioni di disservizi ospedalieri: nell’intero 2010 erano state 653». Mentre la Regione è ancora intenta all’elaborazione dei dati dello scorso anno, a fornire una panoramica del problema rimangono quelli resi noti di recente dalla stessa Azienda ospedaliera di Lodi.

Negli ultimi 10 anni sono state erano state 462 le richieste di risarcimento rivolte all’Azienda Ospedaliera lodigiana da parte di pazienti e fornitori. Una media di 43 all’anno tra il 1999 e il 2009. «Il 21% di questi non ha avuto seguito, né legale né disciplinare per mancanza di presupposti — avevano commentato il “risk manager Giuseppe Rivolta e il rappresentante della direzione strategica Eligio Gatti —, il 36% è in corso di istruttoria, mentre nel 43% i danni sono già stati liquidati al paziente».

Di questi, 38 avevano riguardato richieste di risarcimento inferiori ai mille euro e 204 casi con cifre tra i mille e i 15mila euro. L’azienda ospedaliera, però, non aveva voluto fornire i dati dei rimanenti 57 casi, in cui le richieste arrivavano anche a 600mila euro per casi di morte o di invalidità grave, e le cifre per aree di intervento. «In Paesi come la Gran Bretagna tutti i dati sulla sanità, buoni o cattivi, sono pubblicie consultabili da tutti — commentano dal Tribunale del Malato —. Il fatto che in un Paese come l’Italia ciò ancora non accada è semplicemente intollerabile».

di Alessandro Gigante


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