Caduta nella trappola del branco:
"Mi sono fidata"
La drammatica storia di una ventunenne di Varedo che secondo le sue dichiarazioni sarebbe stata violentata da due ragazzi e filmata da un terzo: due di Lodi e l'altro di Pavia

Lodi, 3settembre 2010 - Un’amicizia nata in internet e finita con una violenza sessuale. È la drammatica storia di una ventunenne di Varedo (Monza) che secondo le sue dichiarazioni sarebbe stata violentata da due ragazzi e filmata da un terzo. I giovani, di 17, 18 e 23 anni, sono due di Lodi e uno di Pavia e sono stati arrestati ieri mattina alle cinque dai carabinieri di Varedo per il reato di violenza sessuale.
La giovane era da un mese che aveva conosciuto tramite chat, il 23enne di Lodi. Ma all’appuntamento del 5 agosto anziché l’amico virtuale si sono presentati con lui altri due sconosciuti. La denuncia della violenza sessuale è stata fatta dalla varedese il 6 agosto alla caserma locale, dopo essere stata al pronto soccorso della Mangiagalli di Milano, dove le hanno riscontrato e segni compatibili con la violenza sessuale. Ora le indagini sono in mano alla Procura di Monza, dei Minori e dai Carabinieri di Varedo, mentre i tre sono in carcere a Monza.
L’esca era scatta a giugno, secondo il racconto della ragazza, quando i due, si erano conosciuti grazie a un sito dedicato alle chat. Bravo nei giochi virtuali, bravo nel computer, bravo nel fingersi in chat il ragazzo dei sogni di ogni donna, era riuscito a far invaghire la giovane varedese . Per la ragazza quel ragazzo gentile, simpatico, era divenuto un punto di riferimento. Ma a quanto pare il suo unico scopo era finalizzato ad adescare ragazze ingenue. Il 5 agosto lui le dà appuntamento e va a Varedo. La ragazza nota subito che si sono altri due giovani in auto con il suo spasimante, ma i tre la convincono a salire. Scatta la trappola: la 21enne viene portata in una zona isolata alla frazione Valera, dove viene fatta uscire a spintoni dall’auto. In due la violentano (c’è pure il minorenne), nonostante le sue urla disperate, mentre il terzo filma gli abusi con il cellulare. Poi i tre fuggono, lasciandola dolorante e piangente sul ciglio della strada. «Credevo fosse mio amico – ha raccontato la giovane tra le lacrime ai militari -. Una persona di cui fidarsi e alla quale, probabilmente, confidarsi. Invece, per mia ingenuità mi è successo questo fatto orribile».
di Sonia Ronconi

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