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Nuovo ponte
e argine più alto
Il Po sarà
meno nemico

Corsa contro il tempo sulle rive per ripristinare i collegamenti con il Piacentino e rinforzare le barriere contro le piene

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Ponte sul Po
Ponte sul Po

San Rocco Al Porto, 2 settembre 2010 - Grandi manovre in pieno svolgimento per rendere il Po più sicuro nelle stagioni delle piene, per ripristinare al meglio i collegamenti da una sponda all’altra interrotti il 30 aprile del 2009 con il crollo del vecchio ponte stradale della via Emilia tra San Rocco e Piacenza (in uso dal 1908). E non certo da ultimo, per esaltare l’amicizia tra il fiume e la terra Lodigiana rinnovando il grande patrimonio di tradizioni, di animatissime feste, di religiosità popolare nonchè di appassionanti pagine di storia come l’antico guado della via Francigena a Corte Sant’Andrea di Senna Lodigiana, utilizzato nell’Alto Medio Evo dal vescovo Sigerico. Il “fiume dei fiumi” - come viene definito a buon diritto l’antico “Eridano” - è al centro di un ampio ventaglio di interessi economici, sociali, culturali e ricreativi. A San Rocco al Porto il complesso cantiere per ricostruire il viadotto crollato oltre un anno fa, procede a ritmo serrato e secondo i tempi stabiliti. Una soddisfazione collettiva di cui, recentemente, si sono fatti interpreti tra gli altri il sindaco di San Rocco Giuseppe Ravera, il primo cittadino di Piacenza Roberto Reggi e i vertici dell’Anas.

A partire dalla metà dello scorso luglio sono infatti state collocate le prime campate sui preesistenti pilastri rinforzati da cima a fondo. Il nuovo viadotto (lungo poco più di un chilometro) dovrebbe entrare in esercizio prima del Natale 2010 con un intervento da 70 milioni di euro affidato dall’Anas al “Con.Fer Consorzio Stabile” di Selvazzano Dentro (Padova), mentre in via provvisoria e salvo aumenti del livello del fiume a più di 3 metri e 50 gli automobilisti possono avvalersi del viadotto galleggiante entrato in esercizio a fine novembre del 2009. Sullo scenario del LungoPo lodigiano sono alle battute finali anche le opere di consolidamento e di innalzamento dell’argine maestro. Un baluardo che adesso si attesta a 12 metri, contro i precedenti 11 caratterizzati però da una “corda molle” con diversi dislivelli e tantissime criticità che non hanno mancato di angustiare e impaurire migliaia di abitanti durante l’esondazione dell’anno Duemila che costrinse ad evacuazione interi paesi (San Rocco, Santo Stefano, Guardamiglio). Le bizzarrie del fiume sono sempre tante e spesso imprevedibili come è stato rimarcato in più occasioni da amministratori locali, da tecnici e dirigenti dell’Agenzia Interregionale per il Po, ma risulta in netto avvicinamento anche l’obiettivo di dare alle popolazioni rivierasche una ben più alta percentuale di sicurezza e tranquillità.

Gran parte dell’argine maestro è già stato rinforzato secondo i lotti pianificati in modo strategico. Gli interventi commissionati e coordinati dall’Aipo con un onere di quasi 5 milioni di euro si sono sviluppati partendo da foce Lambro ed hanno interessato le comunità di Guardamiglio, San Rocco al Porto, Santo Stefano Lodigiano. Ora il cantiere si sposta verso Caselle Landi. Proprio in questi giorni le squadre sono al lavoro sull’argine in località Morti della Porchera a Corno Giovine, ma gli organizzatori della “Festa di San Michele sul Po” sono riusciti ad ottenere una breve pausa per agevolare l’affluenza ad un gettonatissimo appuntamento replicato da quasi 30 anni.

di Tiziano Troianello


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