2009-07-09
di LAURA DE BENEDETTI
LODI
UN AVVERTIMENTO inascoltato, una tragedia sfiorata. Si può riassumere così il cedimento della sponda sinistra del fiume Adda a ridosso delle abitazioni di via Nazario Sauro verificatosi martedì pomeriggio, che ha costretto alcune persone a dormire fuori casa per poi rientrare nella mattinata di ieri, oltrepassando il nastro bianco e rosso che delimita la zona di pericolo. Nessuna delle persone coinvolte, loro malgrado, nella vicenda crede allipotesi della piena improvvisa, arrivata dal fiume Brembo gonfiato dal nubrifagio di martedì mattina e colpevole di aver trascinato via alcune decine di metri quadrati di giardini, con i relativi muretti.
SOTTO ACCUSA invece i lavori per la riqualificazione e lassestamento di ponte e briglia che avrebbero creato scompensi nellalveo e danneggiato la difesa spondale esistente. Di sicuro cè solo che se martedì pomeriggio in quei giardini curati affacciati sul fiume ci fossero stati dei bambini a giocare o persone a prendere il sole, oggi si conterebbero morti e feriti. Il crollo è stato tanto improvviso quanto rapido: in pochi istanti il fiume ha inghiottito tutto, trascinandosi via i detriti. Pura casualità, dunque, se oggi si contano danni solo alle strutture, mentre invece è certo che il 29 giugno, a Palazzo Broletto, era stata protocollata da un residente la richiesta di un sopralluogo proprio nel punto in cui ha avuto poi origine il cedimento, motivata dalle crepe originatesi allesterno della propria abitazione, tra la casa e il fiume.
LA MISSIVA era indirizzata al sindaco, al direttore lavori e allingegner Trabattoni in quanto responsabile comunale del procedimento. La notizia, pervenutaci da una fonte non ufficiale, è poi stata confermata proprio dal firmatario, che abbiamo rintracciato. Paolo Maccagni, che risiede al numero 2 di via Sauro, non ne parla volentieri, ma poi ammette: «Avevo notato smottamenti e crepe spiega, indicandoci i dislivelli creatisi nella parte cementata del giardino, così come la crepa che corre alla base dellabitazione . Ho chiesto un intervento di controllo. Qui, nella mia proprietà, non si è visto nessuno. Qui negli anni ci sono state diverse piene. Una volta lacqua ha raggiunto il metro e mezzo sopra il giardino, entrando in casa. Eppure, non era mai capitato nulla. Invece, quando hanno iniziato i lavori qui davanti, ogni tanto la casa tremava mentre rovesciavano i massi. Inoltre sembrava rimuovessero la ghiaia qui per portarla altrove, forse al ponte. Stanotte ho scelto di dormire lo stesso qui, a casa, ma poi mi sono pentito: le ruspe hanno lavorato anche di notte e il rumore era troppo forte». A spiegare più in dettaglio la situazione è larchitetto Maria Teresa Monteverdi, consulente di Maccagni: «Sono una urbanista e insegno premette , non ho competenze di idraulica. Ma alcune cose appaiono evidenti. Anzitutto hanno ridotto lampiezza dellalveo per creare la strada di collegamento per effettuare i lavori. Non solo: per permettere a ruspe e camion di fare manovra hanno realizzato un piccolo promontorio nellAdda. Così, a occhio nudo, sembra che potrebbe essere stato il promontorio a portare la corrente, che al minimo ostacolo cambia direzione come una palla del biliardo, diritta qui sotto. Se cè una responsabilità, è tecnica. Ora ho chiesto un cronoprogramma dei lavori, sia quelli già fatti che quelli futuri, e voglio sapere che materiali vengono utilizzati».
ANCHE GABRIELLA Galli, pochi metri più avanti, al civico 4, che abita sullAdda dal 1961, è convinta che la piena del Brembo non centri: «Hanno raspato qui sotto, togliendo il vecchio argine. Io ero in casa al momento del crollo, ma non ho sentito nulla. Mi hanno avvisato quelli dellimpresa e io ho allertato i Vigili del Fuoco. La notte scorsa ho dormito da mia figlia ma oggi dicono che la mia casa è sicura. Resterò qui». Mihail Morariu, romeno, in in affitto al civico 6, si è trovato invece lo spiegamento di forze dellordine al rientro dal lavoro, in serata.
Gli hanno permesso di prendere un ricambio, poi ha dormito al Lodi Hotel. Ieri ha dovuto rinunciare al lavoro: è preoccupato, lì ha tutti i suoi beni: «Hanno tolto i sassi qui sotto e li hanno messi di traverso nel fiume, per formare una diga indica, affacciandosi sullargine sventrato . Hanno tolto anche le piante, che garantivano una tenuta. Qui cera un bel giardino che è stato spazzato via».