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Il 29 giugno un residente aveva chiesto al Comune un intervento: si era accorto di crepe nel terreno

La piena ha rotto l’argine? Nessuno ci crede

di LAURA DE BENEDETTI
— LODI —
UN AVVERTIMENTO inascoltato, una tragedia sfiorata. Si può riassumere così il cedimento della sponda sinistra del fiume Adda a ridosso delle ...
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72.jpg 2009-07-09
di LAURA DE BENEDETTI
— LODI —
UN AVVERTIMENTO inascoltato, una tragedia sfiorata. Si può riassumere così il cedimento della sponda sinistra del fiume Adda a ridosso delle abitazioni di via Nazario Sauro verificatosi martedì pomeriggio, che ha costretto alcune persone a dormire fuori casa per poi rientrare nella mattinata di ieri, oltrepassando il nastro bianco e rosso che delimita la zona di pericolo. Nessuna delle persone coinvolte, loro malgrado, nella vicenda crede all’ipotesi della “piena” improvvisa, arrivata dal fiume Brembo gonfiato dal nubrifagio di martedì mattina e colpevole di aver trascinato via alcune decine di metri quadrati di giardini, con i relativi muretti.

SOTTO ACCUSA invece i lavori per la riqualificazione e l’assestamento di ponte e briglia che avrebbero creato scompensi nell’alveo e danneggiato la difesa spondale esistente. Di sicuro c’è solo che se martedì pomeriggio in quei giardini curati affacciati sul fiume ci fossero stati dei bambini a giocare o persone a prendere il sole, oggi si conterebbero morti e feriti. Il crollo è stato tanto improvviso quanto rapido: in pochi istanti il fiume ha inghiottito tutto, trascinandosi via i detriti. Pura casualità, dunque, se oggi si contano danni solo alle strutture, mentre invece è certo che il 29 giugno, a Palazzo Broletto, era stata protocollata da un residente la richiesta di un sopralluogo proprio nel punto in cui ha avuto poi origine il cedimento, motivata dalle crepe originatesi all’esterno della propria abitazione, tra la casa e il fiume.

LA MISSIVA era indirizzata al sindaco, al direttore lavori e all’ingegner Trabattoni in quanto responsabile comunale del procedimento. La notizia, pervenutaci da una fonte non ufficiale, è poi stata confermata proprio dal firmatario, che abbiamo rintracciato. Paolo Maccagni, che risiede al numero 2 di via Sauro, non ne parla volentieri, ma poi ammette: «Avevo notato smottamenti e crepe — spiega, indicandoci i dislivelli creatisi nella parte cementata del giardino, così come la crepa che corre alla base dell’abitazione —. Ho chiesto un intervento di controllo. Qui, nella mia proprietà, non si è visto nessuno. Qui negli anni ci sono state diverse piene. Una volta l’acqua ha raggiunto il metro e mezzo sopra il giardino, entrando in casa. Eppure, non era mai capitato nulla. Invece, quando hanno iniziato i lavori qui davanti, ogni tanto la casa tremava mentre rovesciavano i massi. Inoltre sembrava rimuovessero la ghiaia qui per portarla altrove, forse al ponte. Stanotte ho scelto di dormire lo stesso qui, a casa, ma poi mi sono pentito: le ruspe hanno lavorato anche di notte e il rumore era troppo forte». A spiegare più in dettaglio la situazione è l’architetto Maria Teresa Monteverdi, consulente di Maccagni: «Sono una urbanista e insegno — premette —, non ho competenze di idraulica. Ma alcune cose appaiono evidenti. Anzitutto hanno ridotto l’ampiezza dell’alveo per creare la strada di collegamento per effettuare i lavori. Non solo: per permettere a ruspe e camion di fare manovra hanno realizzato un piccolo promontorio nell’Adda. Così, a occhio nudo, sembra che potrebbe essere stato il “promontorio” a portare la corrente, che al minimo ostacolo cambia direzione come una palla del biliardo, diritta qui sotto. Se c’è una responsabilità, è tecnica. Ora ho chiesto un cronoprogramma dei lavori, sia quelli già fatti che quelli futuri, e voglio sapere che materiali vengono utilizzati».

ANCHE GABRIELLA Galli, pochi metri più avanti, al civico 4, che abita sull’Adda dal 1961, è convinta che la piena del Brembo non c’entri: «Hanno raspato qui sotto, togliendo il vecchio argine. Io ero in casa al momento del crollo, ma non ho sentito nulla. Mi hanno avvisato quelli dell’impresa e io ho allertato i Vigili del Fuoco. La notte scorsa ho dormito da mia figlia ma oggi dicono che la mia casa è sicura. Resterò qui». Mihail Morariu, romeno, in in affitto al civico 6, si è trovato invece lo spiegamento di forze dell’ordine al rientro dal lavoro, in serata.
Gli hanno permesso di prendere un ricambio, poi ha dormito al Lodi Hotel. Ieri ha dovuto rinunciare al lavoro: è preoccupato, lì ha tutti i suoi beni: «Hanno tolto i sassi qui sotto e li hanno messi di traverso nel fiume, per formare una diga — indica, affacciandosi sull’argine sventrato —. Hanno tolto anche le piante, che garantivano una tenuta. Qui c’era un bel giardino che è stato spazzato via».









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