Notizie Lodi
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
Guida pratica per capire a chi paghiamo le fatture, quali enti pubblici o società private manteniamo e a cosa servono

Ecco perché i partiti fanno la guerra sull’acqua

di GUIDO BANDERA
— LODI —
AMIACQUE, Ato, Sal, Basso Lambro impianti, Asm Codogno, Cap Holding, Astem e via elencando. Questi sono i nomi delle società, pubbliche o con partecipaz...
Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande
2009-07-04
di GUIDO BANDERA
— LODI —
AMIACQUE, Ato, Sal, Basso Lambro impianti, Asm Codogno, Cap Holding, Astem e via elencando. Questi sono i nomi delle società, pubbliche o con partecipazioni private, che gestiscono, a vario titolo, l’acqua che bevete, le fognature e i depuratori collegati alle vostre case. Un labirinto di sigle in cui i cittadini comuni difficilmente riescono ad orientarsi, che però assicura ai lodigiani la tariffa dell’acqua più bassa d’Italia, meno di 70 centesimi al metro cubo. Per questo proviamo a spiegare come funzionano, perché esistono e quali guerre politiche si stanno combattendo oggi attorno all’acqua che ogni giorno esce dal vostro rubinetto. Tutto nasce nel 1994. Una legge del parlamento del 1994, la legge Galli, regolamenta il ciclo idrico, dando vita a un ente politico, l’Ato (Ambito territoriale ottimale) che tuttora esiste e ha lo scopo di coordinare tutte le società, generalmente monopoliste, verificando le tariffe e il rispetto della tutela dell’ambiente, quindi anche la gestione delle fognature e dei depuratori. Gli Ato, generalmente, sono su base provinciale o territoriale. A Lodi, fino al passato mandato, era guidato dall’assessore all’Ambiente, Antonio Bagnaschi. Il Cda non riceve compensi. Poi ci sono le società, pubbliche o con partecipazioni private, che gestiscono materialmente il servizio.

NEL LODIGIANO c’è l’Astem, del Comune di Lodi, che ha un ramo d’azienda che si occupa della distribuzione dell’acqua. C’è poi l’Asm di Codogno, che gestisce rifiuti, gas e acqua, e che è del Comune di Codogno per il 51% e per il 19% (dal 2003) di una società mista pubblico-privata che si chiama Lineagroup, una holding che si occupa di acqua, rifiuti, energia inglobando realtà diverse che vanno da Crema a Cremona, passando per la Bergamasca e Lodi. Negli altri paesi del Lodigiano il servizio dell’acqua potabile è gestito dal Cap, una società per azioni che prima era consorzio di Comuni). Ora i comuni (tantissimi fra Lodi, Pavia e Milano) sono titolari di azioni e la società è stata divisa in due, da una parte la Cap Holding, che è proprietaria del patrimonio (reti e impianti dell’acqua) e la Amiacque, che è invece quella che gestisce soltanto la distribuzione e i servizi. A queste, si aggiunge anche la Basso Lambro Impianti, piccola azienda consortile dei paesi della zona che è nata una trentina d’anni fa, per costruire e gestire depuratori. Fino a ieri era così, perché da qualche mese è in atto una rivoluzione. Lodi, infatti, con le passate giunte di centrosinistra in Provincia, ma anche nei Comuni, ha infatti scelto di fondare una unica società, totalmente pubblica, che si chiama Sal, Società dell’acqua lodigiana. Dentro, ci stanno i Comuni con le loro quote, più una piccola parte nelle mani della Provincia. Il disegno, curato a lungo e oggetto di estenuanti sedute nell’assemblea dell’Ato, che ora sappiamo cos’è, è finalmente sbocciato. D’ora in avanti il patrimonio e il servizio di Cap, Astem Lodi, Asm Codogno e Basso Lambro saranno tutti in un’unica scatola pubblica. L’opposto di quanto, invece, prevede come modello la Regione, che con l’acqua totalmente nelle mani pubbliche non va d’accordo, e ha scelto invece come modello di riferimento un’altro Ato, quello di Pavia, che è sostanzialmente aperto all’ingresso dei privati.

MA NON SI tratta solo di una contrapposizione tra acqua privata e acqua pubblica. Sul controllo della nascente Sal, infatti, si è scatenata una guerra politica. Da un lato c’è, ad esempio, Codogno, che ha recentemente scritto alla Provincia e all’Ato che di far entrare Asm (liquidando la quota dei privati che hanno il 49%) non si parla. Anzi, il sindaco di centrodestra ha pure messo nero su bianco che considera il modello lodigiano «illegittimo». C’è poi la questione delle quote. Cap Holding, sommerso da pratiche burocratiche e conti per la decisione, ha deciso di rinviare a settembre la cessione delle sue proprietà alla Sal. Quindi, le quote del Comune di Lodi, che ha già ceduto a Sal il ramo idrico dell’Astem, si trova ora con circa il 45% del capitale della nuova società. Con la prospettiva di scendere, come concordato, al 33% quando tutte le cessioni saranno completate. La posizione preminente di Lodi, attualmente governata dal centrosinistra, che si aggiunge al cospicuo numero di comuni della stessa area politica, lascia per il momento il controllo delle nomine del nuovo ente (che comunque non dovrebbero essere remunerate) nelle mani della vecchia maggioranza provinciale. Cosa che nel centrodestra non è certamente vista di buon occhio. Da qui la guerra strisciante delle ultime settimane.









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro