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di MARUO BORRA
— SAN ROCCO AL PORTO —
LA PIENA DEL PO è alle spalle e ora è il momento della conta dei danni. Infatti, l’eccezionale ondata si è praticamente ferm...
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2009-05-05
di MARUO BORRA
— SAN ROCCO AL PORTO —
LA PIENA DEL PO è alle spalle e ora è il momento della conta dei danni. Infatti, l’eccezionale ondata si è praticamente fermata nella tarda serata di mercoledì scorso, dopo aver invaso l’area golenale dei vari comuni rivieraschi.
Un paio di cascine, l’Isolone di Senna Lodigiana e l’Isolone di San Rocco al Porto, erano state sgomberate per ragioni di sicurezza. Ora, mediante una lettera inviata nei giorni scorsi all’assessore regionale all’agricoltura, Luca Daniel Ferrazzi, la Provincia di Lodi ha formalmente avviato la procedura per la stima dei danni provocati dall’ondata di piena del grande fiume.

DOPO AVER accertato che l’acqua ha invaso diverse zone golenali in territorio di San Rocco al Porto e Guardamiglio, è scattata la procedura per la richiesta di risarcimento.
Le acque, secondo quanto appreso, si sono riversate su una superficie stimata di circa 700-800 ettari allagando le superfici coltivate di una quindicina di aziende agricole.
Nonostante il pronto ed efficace intervento per contenere l’ondata di piena, il Consorzio Muzza Bassa Lodigiana ha dovuto aprire gli argini in località Berghente, realizzati a seguito dell’alluvione del mese di ottobre del 2000, con l’obiettivo di evitare la tracimazione del fiume.
L’assessorato provinciale all’agricoltura si è quindi attivato, in coordinamento con il Consorzio di Bonifica e le organizzazioni agricole, per gli accertamenti finalizzati alla delimitazione delle aree alluvionate, che sono necessari per arrivare alla dichiarazione di calamità secondo i modi previsti dalla legge.

INTANTO, sono visibili i lavori di innalzamento dell’argine maestro che, proprio in questo periodo, sono in corso tra la località Berghente e l’imbocco con la via Emilia: il tratto di argine infatti è off limits e si nota ancora l’ammasso di terra utilizzato per rafforzare la difesa spondale che dovrebbe riparare da eventi più gravi, simili a quelli del 2000.
Inoltre, per ragioni di sicurezza, è stato interdetto il transito lungo l’argine tra Santo Stefano Lodigiano e la località Morti della Porchera di Corno Giovine.









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