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I multati annunciano battaglie legali

«Il T-red è una truffa Chiederemo i danni»

di ALESSANDRA ZANARDI
— PAULLO —
«I T-RED? Una truffa ai danni degli automobilisti; ci costituiremo parte lesa contro chi l'ha ordita». Annuncia una battaglia legale senza ...
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2008-10-01
di ALESSANDRA ZANARDI
— PAULLO —
«I T-RED? Una truffa ai danni degli automobilisti; ci costituiremo parte lesa contro chi l'ha ordita». Annuncia una battaglia legale senza precedenti il Comitato spontaneo nato nei mesi scorsi a Paullo e Spino d'Adda per contrastare i colpi del «vampiro», il famigerato sistema di telecamere montate sui semafori della Paullese per cogliere in flagrante chi passa col rosso. Mentre la Magistratura prosegue le indagini sulla legittimità del dispositivo - messo sotto sequestro anche a Segrate e Settala - e quattro arresti sono già scattati tra i vertici delle società coinvolte nella commercializzazione, il popolo dei multati torna ad alzare la voce. «Siamo stati tra i primi a sentire odore di bruciato - dice Alfonso Testa, promotore del Comitato di Paullo -. Non a caso, contro il T-red abbiamo depositato al Tribunale di Lodi 800 ricorsi, 500 dei quali sono stati accolti». E la mobilitazione popolare non si ferma qui. «I multati si costituiranno parte lesa per chiedere il risarcimento dei danni subiti, anche sul piano psicologico - anticipa Testa -. C'è chi, a distanza di mesi, ha ancora paura a impegnare gli incroci». La vicenda del Vampiro rosso potrebbe così sfociare nella «class action», la causa collettiva a scopo risarcitorio d'ispirazione anglosassone. Intanto, sarà la Magistratura a far luce sull'esistenza di eventuali connivenze tra i fornitori degli impianti e le pubbliche amministrazioni, principali beneficiarie dell'incasso derivato dalle contravvenzioni. «Sono tranquillo ora come lo ero mesi fa», afferma Stefano Papalia, il comandante della polizia di Paullo che figura nel registro degli indagati. «La scelta d'istallare il T-red è stata del Comune: io ho agito da semplice esecutore. Ho solo fatto il mio lavoro, senza trarne alcun vantaggio personale». Secondo la polizia locale, da un punto di vista tecnico gli impianti funzionavano e agivano da deterrente contro il rischio d'incidenti.

POSIZIONATI nel maggio del 2007 e disinstallati a febbraio di quest'anno, i dispositivi di Paullo erano due: quello di via Mazzarello - «la strada di accesso alla piscina, frequentata da molti bambini», precisa Papalia - e quello lungo la Paullese, «in prossimità di un incrocio notoriamente pericoloso», prosegue il comandante. Secondo il titolare dell'indagine, il pm Alfredo Robledo, invece, proprio il posizionamento su strade ad alta percorrenza come Paullese, Cerca e Cassanese avrebbe garantito ai Comuni di raggiungere una maggiore remuneratività.









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